■RIFLESSIONI GENERALI Sopra TOpere di CORNELIO TACITO Efprefle in una Lettera diretta à FILALETE. D A D. FRANCE’SCO BONAMINI Dottore in Teologia. Eminentifs. è B^rendtfs. Sì^. ilSìg, Card. GIORGIO COR NARO Vefcovo di Padova && IN VE NE ZIA , M. DCè. ApprefTo Alvife Pavidi. EMIKEKTIS SIMOy e 'E^verendìffimo S tutore Ell'alta occupazio¬ ne 5 in cui fcorgo V. E. di prefentare all’ adorazioni di tutto il Monda Criftiano il Capo Viabile di tutta la Chielà 5 il Vicario ^ il Luogo Te¬ nente di Gesù Grillo , il Sommd^ Pontefice , io r>on fapeva lufingar^ mi di quella fperanza y che non po- tefiero offenderla prefentemente le mie umiliazioni . Un tale affare, che riguardato in fe fteffb , e nelle fue confequenze ha la riputazione • a 2 del del maggiore 5 anzi del primo eh - abbia portato giammai quello no¬ me 5 mi fi faceva dinanzi in tutta faria della fua importanza 5 e mi fpiegava agrocchi dell intelletto la gran mente di V. È. 5 di cui la più piccola parte non sà temere fin- contro 5 ol componimento dei più gravi intereffi , così invillupata in queftò -5 che f aver tentata f udien¬ za d’tìn fol momento averebbe co- ftato k difgrazia d’averla gettata fuori del filo di così neceffarie ap¬ plicazioni, A’ dire il vero 5 chi vede pen¬ dere da quello lo llabilimento 5 e l’avvanzarnento della Religione , e della Chiefa : non altrimenti che dalle potenze fuperiori il governo y ' l’ordine 5 e’I buon ufo delle inferio- ri 5 la quiete , e la pace delle Criftiane Corone ^ fi kfeia fàcil¬ mente guadagnare , fenza atten¬ dere nuovi llimoli di piu forti per- fuafive. Che fè poi vi fi aggiunga Io ftre- pito di quelle ragioni : che non balla un^ordinaria attenzione, ed un volgare elame per lervire de¬ gnamente di Uropiento allo Spiri¬ to Santo , di cui ógn’uno di V. V. E. E. ne in un modo particolare la tromba , e la lingua , per cui egli fi fpiega 5 e fi fa fentire : che ii diflegno della grande Elezione dee terminarli nella perlona di quello, che più d"ogn* altro s avvicina ai caratteri di Gesù Crillo , dì cui com’egli deve tenere qui in Ter¬ ra il filo luogo 5 cosi egli deve bat- a 3 cere to’e a tutte 1 ore la ftràda della Perfeiiioiie , e chiamare egualmea- te che fitoi, Fratelli, Compagni del fuo Viaggio i fedeli : che vaglia i comporre cogfapplaiifi del Cielo j e coll’approvazione del Mondo un Santo Pontefice con un Saggio Monarca : empiere con tutti i nu¬ meri della Santità la Cattedra del¬ la Chiefa Romana , e con fenno 5 € con forza eguale al loro gran pe- fo reggere gl’ affari del Crillianefi- mo 3 pare ch’egli fi meriti fcufà , c compatimento fe diiperando di più fbftenere i fuoi defiderj 5 e le fue fpéraiize, ritiri gfiini ^ eràkrc a fe ) e fi lafci metter paura da’flioi òfleqtij . Benché lo fia fiatò per qualche poco di tempo in qUefio cafo ri- guar- guardo a V. E. 5 tuttavia migliotà* te le rifleflioni , ed avvi/àtomi che il noiiife di difficoltà é ancora non conolciutó all’intelletto di V. È. y al di cui incontro fvanifce non me¬ no che le tenebre alla comparfa del giorno : la quale ne gl’ affa¬ ri più afpri hà date prove viri bili y e gloriofe al Mondo tutto y mi fo¬ no fatto corraggio per portarmi a* piedi di V.E. , tanto più che Ta¬ cito coUavermi fornito di materia perfcrivere , m’hà anche fornito d’un nuovo motivo per umiliar¬ mele . Sembrerà a prima villa ch’¬ abbia poca 5 ò niente di conneffio- ne col di lui Carattere , e col di lei Miniftero una lettera ch’efami- na la condotta del fopradetto Au¬ tore nelle fue opere , e ne detefta i a 4 db difetti . Anzi che sì , ch'io ne tro¬ vo molta. , Per mettere ciò in tutto il lume della verità , balla farli a confi-» derare V.E,. Pallore della Chiela di Padova 5 dove Capo di quell'- ampio Gregge infogna > oflerva , e corregge con tanto amore , con tanta iligenza y e fenza rilpar- mio a perfona i Popoli a lei com- melfi . Non trpvanfi colà igno¬ ranti nella Pietà y a quali non lia provveduto da V. E. con tenerez¬ za eguale al loro bifogno , ed a i quell iy che l’han preceduta nel gran j Miniftero . Non corre giammai 1 difetta y che non venga notato ,0 perfeguitato dalle abominazioni di V. E. con intiera follecitudine > ftendendo la di lei attenzione a non, nonlafciar andare impunite perfi¬ no le leggierezze^perzeio di ridur¬ re ognun all*ultima perfezione * Non per altra cagione ha colloca¬ ti in pofto eminente i Vefcovi Ge^ su Grillo y fe non perche dalF- Eminenza del fito vagliano ad efa- minare la condotta de Popoli per accorrervi opportunamente a lol- levarli fe cadono ^ e per fèrvire lo^ ro di lume 5 e d’elèmpio . Chi pud effere nel vafto Gregge di fronte così perduta , che caminan- do francamente colla marca vergo- gnofa di qualche delitto non abbia portato il pefo y el dolore del fuo caftigo ? Appena egré nato, che viene affalito il delinquente , rifer- bando V. E. il compatimento el foccorfo allopprelfo 5 alla,Vedova all*-’ allo Alio ^ eda-l povero , de’ quali ne^V. E. il loro univerfale Benefat^ tore^ il loro Padre. -vMà come poffono eHere palefi à V.E. di quefti le miferie , e di quelli le colpe , fe non filTa T oc¬ chio amorofo sù quelli , ed il ven¬ dicatore sù quefti ? Per diftingue- re dunque le loro neceffità ve¬ glia fempre sii la loro condotta V. E. ; efamina in loro minuta¬ mente 5 s’ella venga chiamata in qualità di Padre , ò di Giudice , di Benefattore ^ ò di Vendicatore : fe deva ftendere la mano per foc- , correre ^ ò vibrarla per caftiga'’ re. - Ora ritrovandoli fra’l Minifte* ro di V. E. e 1 diftègno della pre¬ ferì te Operetta qualche proporrò- ire 5 ili! fò lonofè di fer- vire di metm pet dai'é^ à V> E. qualche piccola tellinlorilàflta dèi* mio offeqltio . Come io non'ini f ono indotto a far quefta 5 che pei* uU motivo di Religiòtie , dète- ftaiido Tufo dell* Autore ofltiai troppo univerfale 5 e tròppo dari- nevole airanime , alla Religióne, ed al bene delle Reppubliche , co¬ si Ipero che V. E. mi onorerà di riguardarla coli occhio d’aggradi¬ mento 5 e di Ptottezioiie , e ap* proverà l’Idead un Opera, che fa il proceflb d’un Uomo , il quale se ingegnato fin’ora anche con rmppa forte di fare empie l’Età in¬ tiere , e di rovinare la buona Po¬ litica . Io mi prometto da V. E. quefta giuftizia , (libito ch’Ella fi farà farà incontrata nel nome dell’Au¬ tore , deteftato abbaftanza dagl’- acnici della Verità ^ di cui V.E. né per tanti 5 e tand Titoli il celebre Profeflbre. Per gl’errori, che poteflero ren¬ dere difcara quell;’Opera a V.E. , io non mi fono ritirato dal prefen- tarlela , fapendo per efperienza che la grand’ Anima di V E. è Tempre avvezza a paflàr lopra i mancamenti efteriori 1 per attac- carfi al fodo , ed all’ elTenziale » cb’elfi non alterano punto . Que- ft’è flato Tempre il carattere dei grand’A vi deU’IlIuflre F amiglia di V.E. , e con quello fi fecero una parte di quel merito , in virtù del quale molti arrivarono ad guiti dalle Porpore della Chiela , « molti a confeguire le Dignità tut¬ te della Reppublica , Da dò io fpero che V. E. fi degnerà di do¬ narmi un generofo compatimen¬ to 5 e aggradirà ch’io mi continui lònore d eflere Di V. E. Venezia 2 6. ÌSTovcmbre 1700* *. ynùl. DtV~ isn Obi S^f. D> Francefeo Bonamini * AL lettore ^rdVfT io d^tto ‘poco su a iiud ) dks V~ c&rc^vd ufì^ ^-f Jai 'uelemfa , di tm- pratura piu fìua , sd uu^vojjo'vohifyu^ ) forfa^ ti jaYdi lecito di dir molto contro dii me Perciò hi fogna che tu /appi tré cofe • ^ cblo ho trattata queHa matena per fodu}. - reallamiacofcienza, e non fendomi fcelto per fine dt queftajdi m ^ ^ fottogrocchi il danno , che ne pauficono l me principalmente della gioventù j a cu ^ ne con poco fienmdodato , e tore , oltre quello della rovina delle^ PP_ Miche- , ddla fana PoBica e fiegno che venga provveduto , s e^ ^v'^Ìricon- per ravvenire al difordine , cto eh io \ tento di fare con poche parole , . domi molto delfapprovaTÌtone dd faplentì del Mondo , da quali non attendo la mia mer¬ cede . L'altra è , che quando tu fofii del numero di quelli, che per tratto di parzialità armano Tardire , e la penna in dijfefa dì Tacito , io non dirò , ne fcriverò ne pure una ftllaha per redimermi da qualftfta co fa , che^tu potejji co rraggiofamente dirmi : anzi ti fac¬ cio fede , che tanto fono lontano dal rifpon- dertì ch'ormai mi fono lafciato cadere dalla memoria d'effere Hato io quello , che mi fono mefcolato in quella facenda . La terza è , che fono ancor io fra quegW omini , chef pic¬ cano di tenere con fermezza la fua parola . Della prima n avera/i le prove dalla lettura di quejìo piccolo Libretto . Dell'altre due,dfl Juccefo. Sta fano . MIO iam\ MIO AMICO - j S 'Io , ò Fìlalete, foflì dei partiggia- ni di Tacito , voi mi avete data fra le mani un’occafione ricca da efaggerarvi Tamore ch'io vi por¬ to , e da porre in aria di fomma riputazione i miei pareri . Vi efporrei un gran numero di difficoltà, che s'incontrano da chi vuol fard à giudicare degl'antichi Scrittori : farei paffar la raduna ad una gran truppa di pericoli , cheafpettano in pofitura minacciofa ehi s'avanza à parlare di quefto voftro. A nnali da con formolo , che non fappiano tutte di lode , e d'adora¬ zione ; e poi conficuro avvertimento d'- obbligarvi, vi paleferei Topinìone , che ne tengo , forfè con più gufto del mio mol¬ to prefumere , che della voflra curiofità . Io che da Tacito non hò imparato che la naufèa del firn alare , e horror e della fin¬ zione , mi dichiaro che lubbidirvi non è de’ miracoli che sa fare la noftra amicizia : e che il mio parere non è miflerio , od'ora* colo che voi ne abbiate à far fegretezza . Non v'è dubbio che deve temerti il cimen¬ to di voler pefare la fUma che và dovuta A agl* z agrantichi , mà lo tema chi fpera di far auttorità nel mondo ; io non eflendo le mie pretenfioni ne pure ad interefTare voi, che fiete molta parte di me fleflb nei miei fentimenti, cui non dò altra giurif- dizione , ne altro regno che quello, che potranno aquiftarfi appreffo di me , ed apprefTo gl’altri colla ragione . I riguar¬ di poi , e le cautelle, che un altro forfè averebbe per non ifdegnarfi la maggior parte , anzi funi verfale de’letterati mo¬ derni cadono tutti à piedi deirinterefle , ch’io devo avere per la verità, ch’amo infi¬ nitamente più di Voi, e in virtù di cui io sò di tanto amarvi , e da non negarli dèn- zarofTore dell’ingenuità , e lenza rimor* fo della cofeienza . £ potrebbe edere ch’¬ io mi tirafsi adoffo di dure inimicizie col dirvi nettamente ciò ch’io mi lènta di Ta¬ cito ? Pure io non vuò ritirarmene , pri¬ ma perche Voi me ne ricercate , e poi per¬ che i© fono incapace di feendere in liti, ne di venir alle mani con perfona del mon¬ do per limili colè, pronto fempre à cedere ad ogn’uno il fuo parere , e à ritenermi io il mio. mio. Ben fi voglio che vi crediate non efièr io venuto alla rifoluzione di fiervirvi fen- za qualche difficoltà fuggeritami folo dal- refercizio che già tant anni fono mi occu¬ pa intieramente incofe del tutto dìfièren- ti dallo fiudio, che farebbe necelfario per fodìsfarvi . Tutta volta io hò chiefia li¬ cenza à miei penfieri di condurli per po¬ chi momenti fugf Annali di Tacito à fine dirinovellare nella mìa memoria le vefti- gia de* miei antichi fentimenti ormai quali cancellate dalla dimenticanza , ed occupa¬ te da migliori i magini, £* una fola , ò Filalete , la vofira rì- chiefta , mà io non m accordo che le fi pofia addattare una fola rifpofta . M’ac¬ corgo che per foddisfare Voi , e per fa¬ re ftrada à me egf è necefiàrio ch’io la fàc¬ cia alla Filofofica , e che venga àconfide- rare la fioria di Tacito nelle fue cagioni , e allora Voi giudicarete , ch’io mi voglia valere della demoftrazione . Diròvvi in primo fuogo ciò ch’io mi fenta deUmge* gno j è del fapere di Tacito : poi della materia > e del fogetto tolto da lui à de* A 2 feri- 4 ^ fcrivere : in terzo luogo della forma, che FAutore gfhà data col dìfporla , e col defcriverla : finalmente delF Utile , che fe ne può trarre dalla fua Storia , ciò che doverebbe eflèr flato il fine dello Sto¬ rico . Per quanto appartiene all’ingegno di Tacito , Diofolo sàfino à quale altezza di penfiero , e di cognizione poteva egli poggiare , e del fuo potere noi non potia¬ mo che puramente eflerne indovini : mà fe dalle fue opere deve , e può tirarli ra¬ gionevole fegno del fuo ingegno, e del fuo faperè , io vi dico francamente che quan¬ to lo tengo per fuperiore à mediocri, tan¬ to lo giudico di fono ai veramente fubli- mi . Mi fpiego . Avete voi cuore di dar nome di gran Capitano fe non à chi hà in¬ ventate , ò fapute, e adoperate le miglio¬ ri maniere di efpugnare le Città , e di fconfiggere gfinimici nelle battaglie cam¬ pali , che che nella poi à lui fuccelfo per la parte, che vuol avere nel meltiere delF- armi la Fortuna , ò per dir meglio la Provvidenza ? Or così anj^h’io non ho ani- animo di dar nome di grand’ingegno , c di gran fapere fe non à chi ò hà fcoperte nuove verità al mondo , ò pure hà ado¬ perati , e poi lafciatià poderi i meziper ifcoprirle : e qui v’accenno una gran dif¬ ferenza frà l’armi , e le Lettere che vi pofTono eflèr dati dei Capitani , a’ quali ò miglior nafcita , ò miglior fortuna po¬ teva far guadagnare grido , e riputazio¬ ne uguale a Celare , ad Annibaie , e ad Aledàndro : mà frà letterati il nafcimen- to , la condizione , e’I cafo lion vi pod fono metter mano, e dà loro in pugno di fard far largo nell’opinione , e nella di¬ ma del mondo ; poca carta , e poco in- chiodro li levano in alto , e li efpongono viflbili agl’applaud degl’ uomini ; e ciò vi da detto per tagliarvi la ritirata , sudi cui poterede raccogliere l’eccefdva dima di Tacito , col dirmi che fàpeva, mànon potè . Concedetemi di piìi,ch’à ciò fete tenuto per forza di ragione , cheònafca dalla dretta connedione dev’oggetti frà di loro per via di fomiglianza , ò di con¬ trarietà , ò pure dalla neceditàdell’ordi- A 3 ne. 6 ne , che deve ugualmente correre nel mondo reale , e nel mondo intellettua¬ le , tutte le verità , ò pel meno lamag- gior parte fono fra loro così concatenate , cd immedefimate che non fe ne pub conofcer una ^ ic non le ne conolcono molte , che faranno tante apunto, quan¬ te faranno quelle j che le Hanno a confi¬ ni ò come confederate j ò come inimi- che : in quella maniera che accade nel¬ le Carte Geografiche , nelle quali una parte del mondo j non può perfettamente defcriverfi, le non le fi pongono d’intorno a coronarla le altre. Non mi balia tuttociò *. voglio che conveniamo in un altro fuppoHo , della verità del quale chiamo mallevadore il fatto , e felperienza . £d’è : che una bel¬ la felicità dellafantafia aiuta , e non in- Hebolifce i concetti del puro intelletto , c può loro fbrvire come duna velie va- ghilsima di criflallo , in cui perdano quel¬ la violenza , ò vogliam dire acutezza , con cui fèrirebbono gfingegni non avez- zi per anco a d’i neon trarli, c riceverli , e per ■'pcrcùi trafparirebbero più vaghi , c più ibfoibili. Or mandate Voi l'occhio nel pallate , e mirate ^ fe fotte quelle tré ponderazio¬ ni don vi fi fanno fubito dinanzi fra Gen¬ tili Omero , i^latone, Arinotele , e per la notiz:ia di quello Anallàgora , Demo¬ crito , ed Empedocle , e fra Latini, ch'¬ or mi fovvengono, Marco Tullio . Era' Crilliani T Areopagita , il Nazianze- no , Agollino , Tommafo d'Aquino , Alberto Magno , Scoto , ed il Pico , tutti fiore d’intelletto , e di fapere , mà poco letti, e meno inteli . In quelli Voi troverete nuova terra feoperta agluige- gni , e’I modo ancora di navigar più ol¬ tre , come a giorni nollri hanno fatto il Cartello, il Bolle, ilFabri, etant’altri valoroli letterati , Vi troverete in fecon¬ do luogo de' tocchi meravìglioli , sù del¬ le materie, che non fono le preclfamente imprefe da loro , e dei lumi che ci fanno Vedere in quanta di ver li tà dì cofe fi allar¬ gava , e 11 profondava il loro intendi¬ mento , In terso luogo troverete in A 4 tut- s tutti , eccettuatone ì puri fcolafticì quel¬ la ammirabile unione del puro intelletto , e della bella fantalia ,come particolarmen¬ te in Omero , che fi può dire il Filofofo fra Poeti , e in Platone , che può chia- Hiarfi il Poeta fra Filofofì . Ariftotele fe fi leggefTe , e s’intendeflè nell’ Idioma , in cui fcriffe , e tutte le fue opere foffero intiere , e vergini come fono talune , egli non cederebbe in eleganza a veruno : mà il prodigìofo frà tutti in quello genere èil Nazianzeno . Negli fcolaflici non v’è dubbio che lo flile non ha punto lavora¬ to , c poco del fuov’hà pollo lafantafia: tuttavia non può negarli che non fervano di torcchi luminolilìimi anche in quello propoli to, ed io vel dimollrerei col fatto fè non ne folle perfualb. Di caratto limile , e uguale a quelli non pollo io promettervi Fingegno di Ta- cito , in cui oltre Fellimativa , elafan- talia non faprei cofa trovare di buono . Ma che hanno a fare con uno Storico Poe¬ ti , filofoli , e Santi Padri mi direte VOI le quelli avelfero avuto a Icrivere ilio- iftorie averebbono icritto come Tacito ^ e iè Tacito aveflè filolbfato non farebbe lo¬ ro flato inferiore > forfè uguale , ò fupe- riorc . Egl’hà delle molte belle rifleflìoni nuove : fi moftra informato di gran ve¬ rità : accoppia egregiamente al penfiero lefprelfione, e che di più fi puòdefidera- re fe hà tutte, e tré le condizioni d’un gran¬ de ingegno ? Non vi date tanta fretta ch’io vi giugne- rò fempre a tempo . Io non intendo di pa¬ ragonare l’opere , mà gfingegni ; e a que- flofine mi fervo d’una Teli generale , che può derivarfi a farci lume nel. difcernimen- to deir uguaglianza , ò difuguaglianza de- gf ingegni, prefcindendo dalla materia delfopere . Non ve alcuno degl’Autoti nominativi da me , da cui per applicato , ch'egli fi trovi al fuo particolar diffegno, nonfipoflàno ricever lumi per mille altri propofiti, e ciò proviene come da cagione neceflària dalfampiezza del loro intendi¬ mento , che nel toccare un oggetto,come fa il raggio lo fpecchio, correva'dovunque lo riflettevano le relazioni, e rattinenze IO ch’egli aveva , c qui neirefprimere diuii Ibi penfiero ne fan nafcere mille a chi li ' E non è cosili VoftroTacito ? Arifto* tele feri Ile delle parti degfanimaìi ; leg¬ gete Fultimo capo della fua intfodu^ione, dove fi fà a provare che fi deve larfomnio contò anche della cognizione delle cofe minute , e vili, e fappiatemi dire , fcft può dir meglio . Omero poetò j ma egli non è tenuto Teologo > Filico, e Politico : dite il fimile di Platone . Mà per chiu¬ dervi la bocca i cofa direte voi in paragone deiriftoria di Tacito delflftorià del Palla- vicino ? Io non voglio ne anche farvi tor¬ to col porre in dubbio il voftro giudizio : perche a chthàfap'ore di ciò che vuol dire ingegnò , nòò può ch’éfTere manifefta la differenza, tanto più moftrandoil Cardi¬ nale d'ingegno , quanto Tacito di pom¬ pa. Delle riflelfioni particolari di qùcffò Iftorico , dell' effenfione del fuo fapc- fè , e delia terza condizione ne parlc- remó nell'elàmc della forma della fua Ifforia . Per tl Per chiudervi eoli evidenza quefto ca¬ po vi propongo le due ìntroànzìoiù dì Sai- luftioalle due lue Idorie : affaporatelé voi bene , e poì portatevi a leggere la poca prefazione di Tacito all'iftoria | e allora fenz’altri argomenti efperimentarete la differenza, che ve fra un fommo ingegno , ed un buon ingegno . Forfè mi averò troppo diflefo su quello punto, e con ter¬ mini forfè talvolta ofcuri , màsbioachi parlo, e poi non pofTonegarvi che non mi venga naufea di veder preferito quello Autore, dirci poco , feiovi dicefliaque’ grand’Uomini , che vi ho numerato , mà tallora ( e Dio voglia ch’io mentifca ! ) alf Evangelio. Queflp ha detto del fuo in¬ gegno* Perciò che appartiene alla materia im- prefa da lui a defcrivere , io non fàprei come parlarne con più fondamento che colla bocca fleflk dell’Autore * Poche car¬ te avanti la metà del 4. Libro a de fuoi Aii- a Pleraque eorumyquit rctuU Ttac, Atf- nallik^.c.iSS- Annali accorgendoli della noia , cheave- rebbe fuperata ogni pazienza del Lettore inritrovarfi colpenfiero Tempre in mezo ad azioni particolari , minute , viziofe, ed ò da fpreggiarfene la memoria, ò da ab- borrirfene; so, dic^egli, che i miei annali non devono porfi in paragone degli fcrìtti dì coloro,che lafciarono a poderi la memo¬ ria de' fatti antichi del Popolo Romano . Toccò a loro in forte di poter a loro bell'¬ agio 5 e con tutta la libertà deferivere me¬ morabili guerre , Città efpugnate , Rè ò debellati, ò fatti prigioni,e fe tallora torna¬ rono lo ftilo alla narrazione de domedici accidenti, s'accadero in difeordie di Confo¬ li, e Tribuni,in litigj,e didenfioni della ple¬ be cogl'Ottimati : a me è tocco foggetto di fcrivere adài ridretro,e di ninna gloria. Pa¬ ce profonda, e immota, ò appena feoda. Adàri di Roma ripieni di melancolia:Prin- cipe difvogliato in dilatar l'Imperio. Non perciò farà perduta l'opera di chi mi legge¬ rà; imperciòche nell'addentrarfi nelle cofe ch'egli farà , fe bene a prima fronte leggie¬ re , e minute, ritroverà le fonti da'quali 13 fpeffò nafcono imoti, e le mutazioni piìi grandi delle cole . Diftinte poi le forme del commando fegue così . Or fi come mentre già fioriva nelle Repubbliche, ò la parte del popolo , ò quella della nobiltà , quelli erano ftimati i più fàggi, i quali era¬ no giunti a conofcere l’indole del popolo, edìl GeniodegrOttimati : così mutate le cofe farà ben fatto lo fcrivere ciò , che po¬ terà fervire come fé fi aveflé da vivere fiotto il commando di un fiolo : perche pochi vi fono, che fiappiano diftinguere To- neflo, e Futile da’ fiuoi contrari, e dalle cofe accadute agl’altri lo ponno impa¬ rare . Mà come ciò apporta del molto gio¬ vamento;, così anche del poco diletto. Im- percioche non è credibile quanto fiolleva, e invigorifice l’animo de’lettori la notizia del fito delle genti , della varietà delle batta¬ glie , delle morti illuftri de capitani. Io non hò altro che raccontare, che cru¬ deli commandi, continue accufie, amicizie fallaci, danni, e rovine degl’innocenti, co¬ le tutte che fipeflò occorrendo nel raccon¬ to colla loro frequenza, e fiojmighanza non H Taziano folo, ma annoiano . S’aggiunga a tutto ciò che raro fi trova chi riprenda gli Scrittori antichi, ne ve a chi rileva fe più Ti fanno fpiccare TArmi Romane , òCar- taginefi . Mà di tanti, che fotto Tiberio furono fottopofti alla pena, edalTinfamia, ò reftano i pofleri, e fe anche le Famiglie fi fuppongano del tutto fpente fi ritrova- ranno molti , che per la fomiglianza de* coftumi crederanno che le altrui fcelerag- gini fi raccontino per por loro dinanzi agl’- occhi le proprie, Vi ho efpoflo qui prefTo a poco tutto ciò ch’egli fente della materia prefa a de¬ ferì ver e j e veramente non può negarfi ch’¬ egli non dica il vero cosi per parte di ciò che appartiene al foggetto come per parte di ciò che appartiene aU’utìle, ed al frutto da cavarfene , E qui è dove io cado fuor di me fteflò , vedendo che lo Scrittore fi dichiara di aver ifcritto per ammaedrare lapofterità come fi poffa vivere fotto un Principe malvagio, e come ogn’Uomo da bene de va fchivarfi da que’ brutti vizj, ch’¬ agli d rapprefenta in tanti, e pure contro il manifefto deirAutore fi pretende eh'- egli abbia date le leggi del viver civile , e politico in univerfale , e particolarmente nelle Repubbliche . Voglio però qu) dar¬ vi un avvifo , che non è mancata occado- ne a Tacito di diflegnarci, e colorirai qual¬ che battaglia , e qualche gran fatto , fin- golarmente nelle fue Iflorie ; ma egli ò rhàfchivato, òThà fatto con maniere, e con atteggiamenti ^oi propri così diverfi da que’ di Livio, e di Salluftio, com’è dif¬ ferente il dipingere da quello diTintoret- to, di Tiziano , e di Raftàello, quello di coloro, che f uggono la. forza del diflègno , per non incontrare il difficile , e s'appli¬ cano al minio , ed alla vivezza, del co¬ lore» La dirpofizione del fuo racconto s'in¬ tende dal fblo titolo negrAnnali, e nell'- Iftorie. Lgli prima deferive il breve Prin¬ cipato di Galba, poiquellod'Ottone, in¬ di quel di Vitellio , e le contefe da lui avu¬ te co'Flaviani . Or veniamo al punto piò principale, e riguardiamo.il modo, di cui egli fi è fèrvito per palefare al mondo i fat- i6 ti da lui impreli a dercrivere. Miriamo la verità, ch'è Tanima deiriftpria , é quella per cui diflèrifce dal Poema , il rifleflb, la fentenza, la purità del dire, la chiàrezza, eTeleganza , ò vogliam dire rorn^men- to . Se alla verità della fua Iftoria dovef- fe fervire dì mifura ciò ch’egli ci racconta della Religione Cf iftiana a nel XV. libro de’ fuoi Annali, e di quella degl’Ebrei h nelV. delle fue liftorie, egli averebbe ma¬ lamente impiegate le fue fatiche per ve¬ nirci a vendere tante bugie • Tuttavia io non voglio che ciò gli ferva di fcapito pel rimanente che ci viene da lui defcritto . Mi dà bensì ragionevole occafione di dubi¬ tare che in molte altre cofeegli poflàaver preh de’ limili granchi , e per pagarlo an¬ ch’io di quella moneta , con cui egli fodif- fà alla memoria de tanti, vi giuro che non è poco, ne mal fondato il mio fofpetto eh' egli non abbia in piìi d’un luogo fatte le fi¬ che alla verità, e faltato il foffo . Of- a ^nnJfh.XV,c^r.$ii.n.6. b J/f. lihV. nel principio , Offervate primieramente quelle parale ultime , dellequali egli fi ierve nella difi colpa fioprafcrittavi, e voi vederete ch'¬ egli quafi fi chiama timorolb di dover in¬ correre nel rimprovero di molti per aver egli a raccontare azioni y che potevano ar* reccare del difgufio a que' eh allora vive¬ vano per la fiomiglianza de* misfatti , Or per farla da Tacito, chi sa, che per vendi- carfi y e per far dispetto a molti del fiio tempo non fingefìè delle azioni viziofe , e detefiabili per biafimarle ne morti, e per temer di dir male con verità de’ vivi, dir con falfità, e bugia male de’ morti ? Mà lafciate le congetture a Tacito folo , voi verrete meco in accordo , che tutti que’ fatti minuti ch’egli narra, tuttequelle par- ticolarifiimecircoftanze , delle quali li ve¬ de , egli non le vidde , al più le in tele dai Vecchi. Or chi non vede come in quelle cofe va¬ riano da un uomo all’altro le relazioni , e quanto diletto fi prendano! bei ingegni di giocarvi su-con aggiungere , e levare ciò che loro più aggrada ? e di qui credo io che B nafea nafca il tanto darfi ad indovinare , ch'egli là . Egli in Tiberio ci f à vedere sù li- neamentidel viroladoppie7za , e la cru¬ deltà I ci fà afcoltare lo fpietato lilenzio , ci prefenta c^ue' cupi dibattinienti di la- bra, quel fiflàr d occhi con forza di figni^ ficar cinque ò/eipaffioni tutte in moto i richiede poi, erifpofte, adulazioni, ma¬ lignità , licenze tutte accompagiiate da' moti, da'gedi, e da naille altre circoftan- ze, da cui talvolta le ne fono dirpenfati perixno gl'Auttori dellaCaffandra ,e del¬ la Cleopatra . Se a tutto ciò h aggiunga ò nò qualche fua particolar palTione , da cui egli fi profefla tanto difcofto , io non lo so . So quefto che io non so con¬ durmi a credergli tutto ciò, eh egli mi dU ce . De’ fuoi rifleffi io averei che dirvene per un’anno , ed Ìo lafciero a voi la pena, fe vorrete prenderyela di leggerlo atten¬ tamente . Io non fono nell opinione ri- gorofa di coloro, che negano all Iftorico Ìl I jUs dì poter fpiegare il Tuo parere su fatti, rhè da lui fi raccontano : io per me non fq*» ‘ ; ' lo lo glel permetto , mà gle Tapprovo an- cora ; però con due condizioni . La pri¬ ma fi è chele riflelhoni fieno il meno del racconto, e pofte in luoghi riguardevoli , dove paiono piò tofto provocate dalla ma¬ teria che afièttate dal prurito deU’Tftorh co. La leconda, che fieno vere y ò almeno verifimili, e di giovamento . Che Irà quelle di Tacito ve ne fieno al¬ cune tali, io non lo niego : mà mi ri nere-. Ice > che per larnolta follad altre non tg- hdn cui fono framifehiate,paiono pofte per àbito, e non per propofito , e a bel fatto , InnumerabiU fono quelle,in cui TAut- tore fi getta ad indovinare di cofe , le qua¬ li ne egli poteva fapere , ne a noi poteva¬ no giovare . Lafeio il dirvi, che la fre¬ quenza de’ riflelfi è tale che fe quelli fò¬ li fi levafiero dalla fua Ifloria , ella ri¬ marrebbe almeno la metà di minor vo¬ lume , M appiglio non alf ufàrli egli fuor di luogo , fuor di tempo , e fenza altro fine che didarcia credere ch’egli era Uo¬ mo fofpettofiffuno , e foprafino nel pen- far male ^ mà fuori del vero . Come B % fa- 2D farebbe a di re T. Cafaref 7 t euntem adHìfpa* nìenjes exetcì'tus , Calumreyneantem Arme* ma j <6* vulnere ìnvalidum mors fato prope* ra , vel Novero ne Livide dolm ahHuUt , a nel primo degrAnn. Nel 5. Ex'm Cafar cu* fidine formee aufert marito , incertum an invitamic. b Nel 14. nifi quid Burrhus , & Seneca expergifcerentur ^ quos Hatim ac* civerat , incertum an<&anteignaros , par¬ la della morte tentata contro Aggrippina, e di queffa ragione di riflelTioni ve ne fono fenza numero . Altre tante ancora fono quelle , in cui fenza dubbio egli riferifce a pelTimi principi le azioni talora catti¬ ve , talora buone , e per lo più indiffe¬ renti : così che io poflb giurare dinonef- fermi mai pofto a leggerlo , che non me ne fìa partito difguftato, inafprito, e me¬ lanconico . Per dare anche a voi, ò mioFilalete , un'efpreffione che vifpieghi il miopenfie- ro sù quefio propofito vi dirò, ch’io raflo- mi- a à car. n.%. à car. 158. b àcar.jq^. 21 mìglio riftoria ali'Anatomia . EgFè cer¬ to che fi come TAnatomìa mette fiotto gl occhi i corpi morti per benefizio de vi¬ vi , cosìllfioria le azioni de'defionti per regola dique'che vivono , e di que* ch'¬ hanno à vivere : e fi come è mefiiere del¬ l'Anatomico non Iblo il dimoftrare le par¬ ti , la loro connelfione , eie firade per cui fi communìcano i moti, ma d avvan- taggio ancora notarne rorigine , il prin¬ cipio , le cagioni, gl'ifironienti, e ciò non con dubbio , ma con certezza , e in¬ fallibilità , così appartiene all' Iftorìco nonfiolo l'efiporre ì fatti altrui fiotto l'oc¬ chio , ma notarne la fónte, edimofirar- ne la certa origine , e dove non lo può fa¬ re , non gli conviene in luogo dlfiorico fare il Profeta . Senei cadavere aperta non comparifee la cagione della morte, e da neflun'altra parte fólle palefè all'Ana¬ tomico ,refterebbero perfuafigl'Uditori, che loro fi apportaflèro quindici fillogifimi Topici per far loro credere , che ildefon- to fófie morto per fòrza magica: certo è che la fatica farebbe inutile. B 5 Or Oi' a die ferve il tanto dibatterà cliefà Tacito sii di còle j lo fcoprir forigine delle quali non tocca a lui, ne giova a noi > Volete ch’io vel dica ? perche egli aveva per fine il di ré ciò che fentiva j non lo fcri- vere ciò ch’era . l'ànto più poi che in ca¬ daveri così fetidi i efozziquai fono quel¬ li , diCLiifà l’Anatomìa y non può db fcernerfi parte alcuna pura , e netta da prefentarli agl’Occhi de’lccoli , chedop- po dì lui dovevano venire y e forfè egli per non iftomaccarcl col prezzo y e ifpa-* ventarci coll’orrore y dirci che vi avef fe fparfo fcpra le fuc ritìeifcni qual balfamo * fe talora i fuoi indóvinamén- ti non ci sforzallero a fentire il puzzo am che dove non è , amhiziofo di affiggere ugualmente la memoria.de morti prima di lui > eia fàntalia de poderi co’fuoi lofpetti . Un’altro punto riguardevole farebbe qui da agitarli , chiamando ad efame i rilìefìi che talvolta egli fà su le materie Fifiche , Teologiche , edAdro- nomiche , così deboli ^ cosi fiacchi j cdt così poco piede , che modra bene in quC^ Ite 2-5 ite materie averne egli aWta poca pmt- tica , mà .perche di quefto ne ho già di^- ’ Corfo nel primo capo , mi rimetto a ciò cW hò detto della eilenfióne del fuo inge- Mà qui Voi mi vi farete innanzi * eco^ kne a debitore convinto mi chiederete tutta la ftima pe" riHeffi pqhtici . O que- flonò j chlo ili ciò ilon conofco che ve¬ runo mi ha ragionevolmente creditore * Io gioflrerò Tempre con chi che ha , che he Tacito , ne"l Machiàvellò fono flati punto migliori politici di qualfivogìia im gegno mediocre > e che frà quéfti due > e ■tutti gfaltri cheviffero , e vivono non vi è fiata altra diftèrenza , fé non che ciò che ad ogn'uomo volgare è venuto ^ vie¬ ne j e terrà nel penfiero , qnefll due eb¬ bero fronte di porlo in Carta . Io mi dò pur nelle sfafciate rifa airudirmi predica^ re quèfli dueAuttori per Tldea delfopé-^ rare , e del vivere ; Dio buono ! e qtial è queirartigiano , il quale per poca prat- tica> ch'egli abbia delle Piazze > sù l'àzió- hi de'Principi così private , come pub- B 4 t)li^ 24 blichc non faccia le mcdcfime riflelTiom di Tacito fcnza mai ne averlo letto , e fenza ne anche faperne il nome ? Rivol¬ getevi a voi ftefTo j e ricercatevi tj^uante volte dal puro fatto , ma accompagnato dalla malignita del fecolo nonhà tolta oc- cafione il voftro penfiero di far giudizj temerari anche piu belli di que* di Taci¬ to . ScquegVuomìni, che fanno molto bene penfar"^male voleffero fcriver nelf- Iftorieciòche penfano , noi in ogni Ifto- ria averemmo ritrovati quaranta Taciti . Ditemi qual è quelTazione per buona elv¬ ella fi fia che non poffa biafimarfi , e per rea lodarfi, ò almeno compatirfi , ed an¬ che fcufarfi ? mutate i fini , mutate fin¬ tenzioni > che non fon note fe non a Dio j e tiratelea vofiro modo, che tuttofi buo¬ no apparifoe cattivo j e tutto il cattivo , buono, -r ■ Io non voglio che mi fi dica , che Taci¬ to è fiato buon Politico , marni conten¬ terò che mi fi dica buon Dialettico , cioè che fapeva i luoghi Topici d’Arifiotelc perbiafimar ugualmente il buono, ilcat- ^ tb ^5 tivo, eTindeflèreiite . Politico io non fo- fterrò che fi chiami fè non chi dà fonda¬ menti univerfali alla Politia , come furo-, no Ariftotele , e Platone , e più di loro infinitamente il noftro Legislatore, e Re¬ dentore , il quale ftabilì Tamore, e rbne- fto per regole, per bafe, e per nutrimen¬ to , e fofiegno infallibile così dello Spiri¬ tuale , come del Temporale , Io mi rido delle regole particolari, che fi applicano folo a cafì fingolari fenza rifèrirfi a prin¬ cipi univerfali : perche i particolari Tem¬ pre fono neceflàriamente diverfi pel tem¬ po , pel luogo , pe’fini, per mille altre cofe , e fe non altro infallibilmente per le perfone , il genio delle quali è fèm- pre diverfb come il volto , la voce , el carattere • Ma noi c’ingolfiamo troppo in alto . Se Tacito fi foflè contenuto ne’ |imiti della fentenza , averebbe meritata mag¬ gior lode ; perche in quella egl’è pieno , e la sà vendere con riputazione , e fènza dubbio le fue opere toltane loto quèll^ bofcaglia di rifieffi , e lafciatine i necèf- 2.6 ^ far) colle fentenze , farebbe paruta affai migliore. . Per la purità della lingua io ne lalcio voi il giudizio, che tutto il giorno vi pa- fcete di Cicerone j di Salluffio , di Li¬ vio , e di quei deU’età delforo . So che fìi dift^razìa del fuo fecole > e non della fila perfona la lingua corrotta , tuttavia egli fe ne moftrò innamorato tanto fi fiac¬ ca dalle formole buone , e pare che af¬ fetti il Principato ffaver fatta piacere al- Vorecchie Latine una lingua, che a^ tem¬ pi di Cicerone averebbe fatto arricciare i peli ai Foro Romano . La chiarezza noli è qualità, eh’egf abbia voluta , ed io voglio credere che la fua efpreffioiie raf fomigliaffe i fuoi penfieri , cioè cupa j e rotta ; Egl’è fpedo ne Grccifmi , e fi vale con molta licenza , e con poca luce degl’aftratti, che nella lingua Greca rief- còno mirabilmente . Rompe egli fem- prè la periodo , e quando lo leggo mi par di vedere uno, che abbandoni la brh glia ad un corfiero barbaro , e poi dop- po due slanci gle la trattenghi con violen- là perfino a farlo fpurnaré •. Voi inco- SniiiGierete a leggere qualche periòdo sh di cui vi fentite inalzato forte > e natu¬ ralmente fperaté bell’agio v’abbia a condurre al fine , mà egli vi manca in un attimo dì fiotto > e a voi pare che il penfie- ro , e i’àttenzione vi cada giù per un di- ruppo , e che per falvarfi refti come at¬ taccata ad uno fierpo . Hà un certo con¬ torno di dire fuó proprio > che non è faci¬ le a torli in pratticà > e m’è avvenuto che nel leggerlo illuilrato da Varj Criti¬ ci , di avvertire che ànch’ elfi fanno il Maeflro > dove tutti lo poflbno inten¬ dere , mà dove è véramente ofcuro j Con onorata difiimulàzione fiuppòngono la luce del meriggio nel buio > è faltano il foffò. Il decoro in lui pare fingoìaré > ed iiì ciò égli non è mai difuguale a fc fteflb perciò che a me nè pare ^ e ficonofice che ili lui èra fiempre pregna j é fiempré feconda là fantalià > così che non cade mài dalla dignità > abbenchè non fi pofij Jfa negare > che talvolta égli non tòcchi bravamente lo ftilc Poetico > c fovven- te il Declamatorio tanto a lui familia¬ re per quel che fe ne legge nella fua ,Vita . Ci refta per anco da inveftigare il fine, •nel che lare io vi avvertifeo , che non de^ vefi mefcolare il fine particolar delllftori- co, col fine univerfale dell’Iftoria . Io non voglio credere Tacito così interelfato, che veramente talvolta nel fuo fcrivere non abbia gettato 1 occhio full avvenire , e ri- _ guardatolo con defiderio di giovargli ; ma ne anche lo credo cosi difappaffiona- to per la fua gloria , che a lei non abbia confacrato il piu > e 1 miglior delle fue fatiche , e ciò in uomo Pagano io non vo¬ glio troppo riprendere . Mi appiglio a difaminare futile che ne può trarre chi 10 legge . E qui mi fò tutto d'accordo con lui nel fuo fentimento citatovi di fbpra : 11 qual è che f Iftorie di coloro , ch'han¬ no ferirti i fatti antichi del Popolo Ilo- mano gioveranno a'Cittadini delle Rep- publiche ; perche in quelle fi ammaeflrc- ran- 2 ^ ranno a conofcer Tindole della plebe , il genio della nobiltà , donde nalcano i liti¬ gi frà’l Senato , e’I Popolo , e donde le ne devano , òìchivareimoti , ò procac¬ ciare irimedj , come s’abbiano ad impe¬ dire le follevazionì de’ fudditi , come a guadagnarfene l’amore , e la fedeltà > come tor dimezo la foverchia libertà de privati , e la fbfpetta grandezza degl’Ot- timati , in qual maniera ftabilir le leggi > e fàrle grate , introdurre l’abbondanza de’ traffichi , mefcolar l’opulenza colla fobrietà , accioche la prima nohifnervi , la feconda non avvili fea lo flato : con qual fede devatrattarfi co’ collegati, con qual civiltà co’finitimi , con quanto co¬ raggio, e giuflizia cogl’inimici : màchela fuanon può giovare fe non a quelli chevi- veranno fotto un Monarca , ed io vi ag¬ giungo , fotto un Monarca cattivo . Ciò credo che poffa farfi palefe fe fi leggerà con evidenza. Egli così ne fuoi Annali) come nell’- Iflorie,che ci fono avanzate non ci propo¬ ne che Tiranni,e più toflo Beflie,che Prin- ci- 3 © ci pi : azioni publiche o barbare,, q laide-; private, maligne,doppie, tutte immer- fe o, neir adulazione, ò nella miferia, e dà quelle chi vive fottoun Principe buono non può apprendere altra che il render continue grazie à Dio della Tua felicità : cosi che tutta rutilità de^ la fua Ifloria non viene à flenderfi fe non a chi vive fot. toun Principe ingii’ • al quanto il non giovar ad altrue- non può giovare. Lafciatemi fra tanto t io vi dica Vanimo mio non dell’ utile, mà del danno che porta Tiftoria di Tacito a Cittadini delle Reppubbliche > e à fudditi d un buon Monarca , Ciò che Tacito ci f à comparire nè fiioi Principi è apprefiò a poco ciò ch’io qui vi efpongo, Profonda fimulazione, odio ir¬ reconciliabile I crudeltà, e aflàfiini ma- fcherati con pretefli di legi, e di conve¬ nienze: fofpctto, e veleno contro la vir¬ tù, Parricidi, Ruffiani, adulatori,fpie preferiti a meritevoli, agl’ onefli, ai fag¬ gi , Penfieri torbidi, efpreifioni tortiiofe , e intricate dà poterfi ugualmente applica^ Si re all'una, ed^alFaltra parte della contradi¬ zione: niunafède nelle promefle, erutto lo fcherno della Religione, la quale come deva fard fervire all' intereffe, Tacito Tin- fegnacol fatto daltri, e’IMachiaciello i priori con regole, ed’ affiomi. Quello è ciò che ci fà apparire ne’ fuoi Principi. Paf- fiamo a ciò che ci tocca rirnirare nè fuddi- ti. Adulazioni, e viltà pubbliche verfbi Tiranni così frnoderate, e fètide che uno flomaco di ferro fi rivolgerebbe fofopra nel porvi sii rocchio : dall’ altra parte, odio mortale, emaledicenza in privato fenza termine. Congiure, òinfelici, oparricì- de. Timore diprofeflàr virtù, vergogna anqhe nel fingerla : franchezza, e gloria nel biafimarla, neH’accufarla, nel perder- la.Immitare rintemperanza del Sourano, ^ aquiflarfi la fua grazia colla prqfèffipne di fceleraggini, e laidezze fimili alle fue, mancar di parola doppo aver promeflo , aflàffinar l’amico doppo, d’ayerlo. afli- curato , aver fempre cuore contrario al volto , parole anibigue , occhio ligno, e viio fecce, i’iiiteredè per Pio, . e’I c l male altrùi per proprio bene : Facciamo qui alto, e difcorriamola co- ^i. Qual fine credete voi veramente ch’il più del mondofi proponga oggidì in qua¬ lunque cofa che venga imprefa? ^roneflà? lafùafalute eterna? il culto, Tonore di Dio ? fe voi credete così, Iddio non vi fac¬ cia mai ingannare . In tal cafo adunque mi fapreftevoi dìrea che ferve il leggere Ta¬ citò? mi direte voi: afapereifattidiquei fecoli, a detellarne gli abufi , a far col loro confronto felici i noftri. Saggiamen¬ te. Leggali dunque quanto balli a ciò , e non più, gìache non può giovare di più * Sefa di mellieri la notìzia di quell’età, prendetene pure 1 informazioni da Tach t^o, abbenche ve la può dare con eguale al- meno, fe non con maggior riputazione di Oredito, Suetonio:màprendetele, come fi prendono le cofe fofpette in tempo di pe- flilenza coi riguardi della lanità. Purgate* la, ripurgatela dà ogni forte d infezione che le pòlfi ellère fiata attaccata da giudizi temerari dell’Autore, confiderandola nu¬ da in fe ftefla, c cercandone voi le cagioni fenza veruna pàffione ò nella verità, ò nel ; più verifimile . Ma mi volete voi meno 1 fcrupolofo? io lo fono; oltre i fatti, che 1 fono narrati dà Tacito ; fi leggano, fi pon- ' derino , e sì penitrino pure tutte le fue più fine riflefiioni, eque’, che fi chiamano dà tanti, afiiomidi (celta, e miftcriofà Po¬ litica ; mà fatelo , come fi fà della fòfifti- ca nelle Logiche: ftudiate gli inganni per faperli fuggire, ò come nella medicina , fcoprite la natura del male j ò per preve¬ nirlo , ò per medicarlo . Tanto io concedo a tutti coloro, che in tutto le loro azioni fi fono propofti quegl* alti, ed’onorati fini, che voi credete; ag¬ giungerei però alla facoltà data loro un fa¬ llo ricordo, ed’ è : che per quanto fieno pure le loro intenzioni in legger Tacito, corrono Tempre pericolo d’imbrattarfi' im- percioche nella Morale ogni infermità è infallibilmente contagiofà : e quando pur vogliano rìtrarne fol bene, vi fi fermino in leggerlo, quanto talora ftà bene a fermar- fi nè fanghi medicinali, dove lo (larvi per ' diiet to è prima paziia > è poi pericolo m or- (1 talf; ^4 tale : vififlàper nèceffità : ma oiìervàtè che fe bene fe ne può ricever fallite , però vi s’imbratta Tempre. Ma lafcìàmo da parte Tlpotefi falfe ; diciamo il vero almeno fra di noi . La maggior parte del Alondo tantò è lonta^ iia dall’ operare con Iddio , e con l’o- neftà innanzi alle fue intenzioni , che ormài Iddio è tenuto per un vocabolo de’ Filofod , e de Chietini > e l’oneflo per un fantafma de’ deboli * L’Interef- fe , TAmbizione > il Piacere fono que¬ gl* ultimi beni , ne’ quali vanno a finire i communi defiderj degl’uomini : e quan¬ do quelli veramente non fieno i noflri fini j è però fommo il pericolo , che di¬ vengano tali j b per dir meglio > che noi li facciamo tali , feuna noftra parti- Colàr corrifpondenza alla grazia di Dio non corre a foflenere in piedi l’innocen¬ za delle nofire intenzioni . Or in que- flo male , ò in quello pericolo , a chp. fervè la Lettura di Tacito ? Io vel dirò • A diventare cattivi fe non lo fiamo y e fe lo fiamo , a diventare peg- li glori . Offervate bene , s’io non mi op¬ pongo alfa Ifo. Se dairambizione veniamo piegati ver- fo gl onori j ci è molto più facile il defi- derarli non meritandoli ^ che demeritan¬ doli aftenerfene dal defiderio . Io non entrò c^uìl a provarvi ciò j come dicono le fcuole à priori : la verità qui fcrittavi è palefead ognW , e la troverà ognuno ne" fuoi fentimenti medefimi : così > per inclinazione di natura ci fentÌa.mo ti¬ rare ai piaceri , più prontamente abbrae- cieremo col defiderio un diletto proibi¬ to dalìoneftà , cheun dettame prattico della Virtù , e della Ragione . Quando fia in noi quella propenfione à tali og¬ getti , per farle tramutare in piena rifoj luzione , non vi li ricerca iftf omento più efficace dell" efempio . Or Tefempio lo volete più aperto , più pronto , più fre¬ quente che in Tacito ? da cui come vi hò fpiegato di fopra vengono^ tc le fceleraggini del fecole più viziofo del Mondo ? Màfipeftifero efempio do- C a ve 36 ve lo troverete Voi più forte , e pìùat- ^ tivo che in Tacito ? Una calunnia , un tradimento , un’¬ adulazione , e che sò io , vengono pofte in Catedra , e vi comparifeono colfinfe- gne da Maeftro . Come fi hanno a com¬ perare rinclinazioni de’ Tiranni , come fi hanno adaffaffinare i- migliori Uomini della Terra : in poche parole : come fi poifa far lèmpre peggiore il Mondo, Voi lo troverete narrato da Tacito . E que¬ llo farà per noi F Autore Claffico ? Quel- I lo che porteremo nella Saccoccia in vece de’Salmi , e quello , che leggeremo in luogo dell’Evangelio ì Io mi ricordo , che pacando per una delle maggiori Cit¬ tà d’Italia , nel prender lingua della me¬ todo , di cui lì valevano alcuni; Maellri communernente nelle Scuole , feppi che a Giovanetti, che giungevano alla Ret- torica li fpiegava Tacito . Dio buono !’ L’orrore che mi alTàlì , lo fdegno incre¬ dibile, chem’arfe ! Non ballano i vizj fuoi alla gioventù , fi trafportano in lei an- . 57 anche quei deUaltre atà : e quafi fofse un'orrìbile infelicità dell'umana natura rim|>arar tardi k fimulazione, e Tingan- no , fifa cheviftudjfopra Tetà più tene¬ ra j e frefca . Quali ìmpreffioni crede¬ te Voi , che facciano in un Anima per la fua inefperienza curiofa di provar tut¬ te le belle imagini di Tiberio , di Clau* dio j e di Nerone ? Ci lagneremo poi che la verità è perduta , che la Fede è in bando , che l'amicizia è frà le co- fe , òdifperate , ò imponibili , e Tone- flà frà ò le difprezzate, ò l’odia te? Io non so più meravigliarmi , che fia così infame il fecolo , e così depravato il noftro coftume : cangio la meraviglia, indolore j e piango su l'empia > e male¬ détta fatica , con cui s'affanna il uion- do per diventare peggiore , Que’ Divini Uomini, de quali fcriflero la vita, e 1 azio¬ ni pubbliche Tucidide , Plutarco , Po¬ libio , e Livio , fono al fapor d'oggidì Uomini d'un fecolo rozzo , ed una fim- plicità ridicola . Figuratevi fe Ariflìde , e Catone , che dicevano sì al sì , e nò al Ci nò nò farebbono prefentementc in quel cre¬ dito , con cui furono adorate le loro Vir¬ tù , e la loro memoria da Atene , e da Roma ? a noftri giorni ci vogliono finezze finiflime ; ed io ve le dirò in due fole propo- fizioni . La prima è Fintenzione d'un buon Politico non deve avere altro fine , che il proprio intereflè . La feconda è : reiezione de" mezzi deve aver riguardo al folo Utile . Dalla prima eccovi le confc- quenze,che ne nafcono. Per amar intieramente fe ftelTi è necef fario non amar altri , perciò fà di meftie- ri guardarfi dall’inclinazioni, che porta¬ no a quelle Virtù , ed a que’ Vizj , che nuocono al proprio intereffe : come fa¬ rebbe a dire : il non dir mai bugia , e il dirla fèmpre ; il non tradir mai Famico , e il tradirlo fempre , e andate così dif- correndo . Dalla feconda , ecco ciò che fe ne deduce . La Religione, l’amoralla Patria , ò al Sovrano, Fonefià? e tutte le Virtù, fe pofibno fervire alle noftre in¬ tenzioni , valerlene : quando nò , va¬ lerli de’ contrarj , Mà perche apprelTo X 1 j • 1 uni- S9 runiverfale del mondo hanno gran cre¬ di toqueftì due nomi , Beney e MakxV^r- ciò neU’apparenza , bifbgna veftirfi fem- pre di ciò, che fi può far creder per .. Quelli fono i Saggi del Secolo : grEroì della noflra Età . Oglempj , o i pazzi chefoiicofloro I Empi nelloro operare , Pazzi nel loro credere . Da quello ftedo lludio , con cui cercano di coprite la lo¬ ro falfa Politica , vengono Icopertiimi- ferabili . Quel maeftofo dimenar di ca- ^po quello fpefl'o ftringere , e dibattere lelabra ; quelVinarcarc del fopraciglio a foftenere il Mondo Politico , accioche non cada ; quelle riverenze diftribuite su le regole del compaflò : quel rifo fpremu- to dal vifo con una fpezie di convulfio- ne : quelle parole fatte paflare pel bura- to fono tutti argomenti , che ad’ogn"uo¬ mo di mediocre intendimento, danno a conofcere di qual pece fia tinto chi fene vale . E polfibile che coftoro fupppnga- no cosi goffi que* pochi onefti uomini \ che vivono nel mondo , che pretendano di B 4 rem render loro invilì bile la inafchera , cofi cui deformano Timagine della verità, fcob pita neir anime noftre da Dio ? Che nel Carnevale la mafchera copra il vero voi* to della perfona , è vero, mà che nafcon- da feUeffa, ò quello è impoffibile . Che in Goftoro non fi polTa mai penetrare il ve* ro delle loro intenzioni è tanto vero, quan¬ to è deteftabile ; mà che non fi vegga quella brutta fimulazione , in cui fepe- J^fcono i loro fentimenti, è intieramen¬ te falfo. Or ditemi, tal coflume come parvi > che fieda bene in un Uomo di Repubbli¬ ca , cui dinanzi devono Tempre (lare pre* Tenti ridee deirOneflo , del Vero, e del Giuflo ? come in un miniflro d"un buon Principe , che non deve aver altra mira che il bene , e la gloria del Tuo Sovrano ? Conchiudete dunque, ò Filalete , che rifloria di Tacito , ne per Tingegno del fuo Autore, ne per la materia, ne per la forma , ne per il fine , può ragionevol¬ mente tenerfi in quella flima , in cui il fecolo d^oggidi la vuol collocata , e che a ben bilanciarla , ella deve fol leggerfi per deteftare i vizj déirEtà pià nere, del Moa- do , e per fuggire tutte quelle deformi maffime , che vengono in lei, ò autenti¬ cate dall’efempio de* peflimi Uomini, ò indnuate dalle torte riflefsiom dell' j I •ì tore. 1 ‘ Delfecófe Notabili, e in prima luogo .. V • ■ ' D ^'Tacito impara lafimuìa'^tone ,, ^ la finzione . Nel Proemio. Intorno airingegno di T acito . Vingegno di Tacito fuperiore à mediocri , inje-- riore ai fublimià car./^ Qmle fia m grande ingegno . 5 I Letterati non fi guadagnano riputazione dal¬ la loro nafeita, dalla, loro condizione , e dal cafo . 5 Uomini di grande ingegno, fra i gentili, fra i la¬ tini, e fra i Crifiani ... 7 Autori ch'hanno trovato un nuovo modo dì fa-. pere , 7 Arinotele letto nel fuo Idioma non cede adalcu^ no in eleganza , B Nazianzeno fuperiore ad ognuno neWelegan-. 8 . U. ingegno diTacito non hà di buono che refi-. mativa, e la fantafia ^ 8 . Non 43 '^on fi paragonano Vopere^ magTtngegm . 9 Arifiotele fcrtlje ottimamente delle partì degì~- ammali . ^ Omero , e Platone non fono tenuti Teologi , Fi- fifci ) ne Politici • Ifioria del Card. Pallavicino fuperiore di gran lunga a quella di Tacito , ^ ló JJIntrodw^ioni alle due fìorie di Sallufiio pa-^ ragonate allapref qxjone dìTacito mosìrd>^ no la differenza fra unfimmo , ed un buon ingegno . l>a taluni Tacito viene pref erito agVuomini di ^ran riputazione , 1 1 Intorno alla materia : fuadirpofizio- ne, e (uoi rifleffi ^ S EntimentodiT acito interno alla mate-^ ria prefa dello fieffo à dejcrivere à car. 11; Sìfà ragione alfuo fentimento , * 4 Sidetefìail fine per cui egli fi dichiara aver jcritto . ^4 Aovifo intorno à Tacito . 1 5 Dif 44 DtfpofiTitone del fw racconto . 15 li modo , di cui egli /V fcrvhopcr dcfcrivcrc i fatti. 16 In che differifca llfioria dal Poema, 1 6 Ciò cFegli racconti della Religione Crijìiana , e di quella degl E hrei 16 Ragione per cui non fi deve dar fede d ciò cF- egli racconta . 16 Due condi:(ioni^colle quali è lecito airifiorico di fpiegare ì lfuo parere . 19 Ciò che avuerehbe fe fi levajfero dalla Storia di Tacito le riflejjioni. 19 Riflejftoni ufate fuor di luogo ,fuor di tempo , e con qual fine, 19 Come la floriafi raffomiglia all Anatomia . % i Qiml era tifine di Tacito. % 2 Egli mofira d'aver avuta poca panica delle materie Fi fiche, T eologiche y ed Afironomi- che ^ 2 2 TacitOy ne'l Macchiavello non fono'fiati i mi¬ glio ri Politici. 2 5 Dijf fremeva fra quefii duey e tuttig!altri . ^ 3 Ogni artigiano sa fare il Politico. 2 3 Mutate le circofianzcy ed ifinì unaftone buona fi può biafimarCy ed una rea lodare , 24 Ta- 4$ Tacito buon Dialettico^ in che. 24 Gesù Cri fio ha dato le regole , ed i fondamenti miverfali per la vera Politica , e quali fo¬ no, 25 Come Tacito potevaguadagnarfi maggior fima perlefentenze, 25 Benché Tacito abbiafcritto in unfécolo infelice perla lingua , tuttavia mojìra di voler con quejìa dijlingue rfi.^ pròfen^alcunfuch^o . 26 La fua efprejfione era cupa , e rotta, e vadeva . fpejjo W Grecifmi. 2 6^ Penfieri diTacito paragonati ad un cor fiero . 26 Critici che fi fono prefi à fpiegare Tacito^ lo trafi curano dove è oficuro . 2 7 Tacito avevafempre feconda lafantafia , ben¬ ché amico dello file Poetico , e Declamato- rio. • ‘Ti Intor-. Intorno al fine. N On ft deve mefcolare Hfine particola^ re dello Storico col fine univerfale della Storia , 28 Tacito Uomo Pagano fi può credere che fojfiè appnjfionato per la fuagloria, 28 Si efamina V utile ^che fi può aver è dalla lettura diTacito . , .. ^ Sentimento dà Tacito intorno all’utilità, che fi hà dalle Jfiorie . 2.8 Ciò ch’egli ci propone neifiuol Annali . 2 9 La fioria di Tacito non può effere utile fie non à chi vivefiotto un Principe ingiufio . 3° Danno deli’Ifiorid diTacito ai Sudditi d vn buon Principe j e ai Cittadini delle Reppu- hliche . Si ejpone ciò che Tacito dice dei fiuoi Principi . Ciò ch’egli dice dei Sudditi . 31 A che fiervaTacito. Suetonio può dare con migfiior credito le rela- %ioni, chedaTacito, 3 ^ Come .-47 tome[t devono prendere ìinformaz^om da Ta- cito. ^ Come fi devono ponderare krìflejfiom diTa- cito . Sano ricordo Intorno àT acito. 35 Qmnto bifognafermarfi in legger Tacìtò. 3 3 Si sìahiìifce che Tacito ferve à diventare caU tivì fe non vi fiamo ^ e peggiori > fe ftamo cat» tivi) e f prova. 54 Efempio di Tacito più peftifero > che quello d"- ogn altro . , . 35 Si fpiegaTacito ai giovani incerte fcuole : e quanto ciò f a malfatto ) e pericolofo per la loro eterna fallii e. ^^ahèilfne > e quali i mezzi dun huon Poli¬ tico fecondoil mondo . 3 ^ Carattere eBeriore de Politici . 39 :iQml Idea de va avere V uomo di Repuhhlic-a^ 4® Conclufwne delP Opera ^ 41 i olili, V]’o1ai :[ fj& orlila J ITatitol |j'£ 8 SÌT 40 lNDC ili'fij. de! DifiH [, mrillo C(Ai2i3ar£& __> Scelta Tolitica. piace àgli ^4flrologbifonofigìioreggiati da quel Tianeta^. CjìTO LXXXII. M^TBJMO'^10. N OnecoJa piu antica del matrituonioi perche nel giorno che fu creato l'huomo^ furono ce~ lebrate le noi^ nel paradifo terrefire tra ^da- T» 0 ) & Eua . Molte 'Volte il matrimonio caufando buone amici“ tiC’i efìtnguele antiche inimicitie. Si come per la falute ilpiù neceffario Sacramento è il battefimo j cofiper la conferuatione del mondo il più neceffario è il matrimonio. Il Dio de matrimonij delle no'^e appreffo à Cen tili era Himeneo,fatto i cui aujfitij fi maritauano, CAVO LXXXlll. MEDICO ET Medicina^, Impoffibile che il Medico applichi all’amma¬ lato conueniente medicina » non fapendo qual hurnorefita alterato. Il Medico con il ferro , eJf* con il fuoco, quando gli altri rimedij non vagliano rifana l'ammalato. Il diligente Medico lafcia gufìare aWammalato qualche foaue liquore per mitigar l'amarezza della medicina. Me- Scelta 7’olitica. ^8 ' l[ife^‘feeifidorO)Cheli T\gmani fletterò fenza Me¬ dici per tfpatio di quattrocento anm^ncl qual leni po viueuano fobriamente nel mangiare , be¬ re, perche fi come alla falute precede la tem¬ peranza , cofi alla medicina l'intemperanza. s Tintone dice , che nel paefe doue fono molti Medici vi fono molti vitij , perche l'huomo con foucr- chie delitie inferma , & con mediocre fatica-, rifana. E più eccellente la medicina , che conferua la falu¬ te,che quella,che manda via l'infermità. , J^ongioua la medicina all'infermo,finche non fi le¬ na dal cuore l'opiUatione. j L'arte del medicar e è più toflo dono di Dioparti- colare,che inuentione d'huomini, e perciò è com¬ mendato il Medico nelle [acre fcritture doue fi legge. Honora il Medico perche è ^ato creato per lenecejfitddall'Altiffimo. Calenoprima arriuò all'età di nouant'anni, che im- j par affé à conofcerc la natura del polfo. i L'arte della medicina, come cofa nobiliffima fu ef- ' fercitata da molti I{egi, da Saber, ^ Cige I{(L^ de Medi, da Sabid I{e degli Arabi, da Mitrida¬ te I{edeTerfi,da Hermes de gli Egitttj, da-. Mefite nepote del I{e di Damafeo, & da Aui- cennaTrencipe diCorduba . Li Gentili hanno dato diuini honori ad Ifìde, Apol- i lo, Efculapio , & altrifegnalati(fmi Medici de- dican-