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SalutaiKlo l' aurora del secondo anno di sua esistenza, questo Periodico si compia- ceva di riandare i benefìcj che la scienza dell'1 ingegnere sparge in Italia. E ben do- veva il primo saluto alla mente in cui si informa il complesso delle pratiche dalle quali la penisola riconosce il grado di pro- sperità che potè conservare fra le vicende che tante volte la disastrarono e le tolsero le antiche industrie ed i suoi commerci. Ora valga lo stesso amore per gli studj di nostra predilezione a concederci che ad inaugurare il suo Anno III, il nostro pen- siero si rivolga alla classe agricola, che sarebbe la più nobile se questo titolo si applicasse all'utile che ne viene alla società. La storia industriale ricorda come, prima che le nostre fatali gare di municipj e fu- neste ambizioni chiamassero le armi di Francia, di Germania e di Spagna a pre- valere sulla bilancia degli incauti partiti, le città italiane fiorissero nelle industrie, a quale grado di perfezione innalzassero' le loro manifatture, e quanta ricchezza apportassero dai loro traffici. Il sospettoso dominio spagnuolo tutte successivamente le spense, ed ultima la metallurgia che alimentava tante migliaja di famiglie, e che ora e la vita della nazione inglese. Estinta da un tratto di penna che vietava l'espor- tazione delle armi, fu esempio di quanto una cattiva legge è più ruinosa per un popolo che un'infausta guerra.

Gli stranieri che nelle invasioni avevano appreso ad ammirare le nostre arti, e ad invidiarci le agiatezze e la civiltà che esse ci arrecavano, cercarono di attirarle a se colle seduzioni della protezione e degli onori, e quando furono oppressi e dispersi i nostri artefici si trasferirono in Francia' m Germania, in Inghilterra, e vi diffusero e tradizioni del genio italiano. Ora, quando lo straniero ci ritorna quelle Voi IH.

arti migliorate per tre secoli di naturale sviluppo, per il concorso delle scienze in- tanto progredite, per gli studj dei dotti di tutte le nazioni discussi nelle accademie, e avvicendati dalla stampa , promosse e' sovvenute dai governi, e a noi le rivende a patti esosi, e con superbo ghigno ri- guarda lo stentato risorgimento di esse nella loro patria, chi può rintuzzare con pari alterezza il suo sarcasmo?

Fra le umiliate classi artigiane sta ritta, modesta e sicura quella degli agricoltori', ed allo straniero addita le sterminale pia- nure dalla sua pazienza di secoli ridotte a lento pendio livellato dalle aque che come un tesoro ricercò lontano nelle viscere della terra, o trasse dai grandi canali e guidò per misurate pendenze in innumerevoli rivi che come flessibili nastri d'argento scre- ziano il verde suolo, s'incontrano, proce- dono a lato, si invitano , si attraversano senza commescersi, o commiste si separano conservando integra la propria marsa, si suddividono, e nell'estate scendono per mille solchi ad arrecare ai colti il bene- ficio delle frequenti piogge, o si versano in ampj bacini ridotti a perfetto orizzonte a fecondare il riso, e nel verno si svol- gono in un velo da opposti declivi a per- petuare la vegetazione delle erbe : poi in- dica i suoi avanzi raccolti con gelosa sollecitudine e con eguale accorgimento ripartiti di nuovo sulle campagne inferiori, finche rimane una stilla di quell'elemento che la sua industria seppe rendere più produttivo delle miniere d'oro.

E questa è l'opera della classe agricola nei distretti dove è più abbandonata a stessa, e neppure gli ingegni sono i me- glio svegliati. Non pertanto udiamo di so- vente da altre classi deplorare acerhamente la sua ignoranza, la indifferenza, l'inerzia come se alcuna avesse la coscienza di get- Lìiglio 1855. j

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GIORNALE DELL' INGEGNERE

tarlo contro la pi-imo pietra, e sapesse produrre opere cosi meravigliose ; come se dove la coltivazione è diretta dai pro- prietari, la ruotazione agraria fosse me- glio intesa, i concimi meglio preparati, la -viticoltura e la fabbricazione dei vini più intelligenti, e la silvicoltura più accurata. Se in generale le cognizioni dell'agri- coltore sono ristrette alla pratica degli avi, di chi è la colpa? quali mezzi d' istru- zione gli si sono procurati , quanta lar- ghezza o remissione di fitto gli si accorda per incoraggiarlo e per ristorarlo dei rin- novati o falliti tentativi di nuovi metodi? chi all'effetto delle accademie prepose la missione di ricercarlo ne' suoi campi e ne'suoi tugurj per porgergli utili esempj? qual voce penetrò nelle sue solitudini che non fosse il comando del lavoro, e la sua stessa ignoranza e i pregiudizi ribaditi e approfittati? Volgiamo un momento lo sguardo air Inghilterra a cui ci occorrerà di richiamare la nostra attenzione ogni volta che alle dotte teorie vorremo accop- piare lo spirito pratico. Le innovazioni agricole sono cola iniziate dai grandi pro- prietarj. Ministri, generali, ammiragli, lordi e rappresentanti allettano i loro ozj cam- pestri esperimcntando le recenti scoperte, che sancite dall'esito sono ben tosto imi- tate e propagate dai minori possidenti e dai fittajuoli.

Siccome in Francia, in Germania, nel- l'Inghilterra, in Isvizzera, in America, an- che in Italia si pensò all' istruzione del- l'agricoltore. Nel Piemonte, in Toscana, nel Ducato di Parma, a Mantova ed al- trove si istituirono scuole pratiche d'agro- nomia: in Lombardia sono otto anni che il dottor sig. Carlo Cattaneo espose una proposta di latifondo-modello, e il sig. in- gegnere Antonio Reschisi ne concretava il progetto per un esteso insegnamento; ma da una parte la grandezza del con- cetto, dall'altra i tempi fortunosi, e sem- pre la fatalità che il numero di coloro i quali si tormentano il cervello per esage- rare le difficoltà ncirelfettuazionc di qua- lunque opera che s1 elevi sulle comuni, è maggiore di quelli che ne usano per cer- care il modo di superarle, sono le cagioni per cui non e finora attivato quel progetto degno in vero di un paese eminentemente

agricolo, a cui promette un immenso pro- gresso materiale e morale, e che dovrebbe avere il concorso anche di possessori degli stali vicini cui sarebbero comuni i vantaggi. Gli Stati-Uniti già si compiaciono del profitto che hanno da questo genere d'isti- tuzione. Il collegio di Mountairy in vici- nanza di Filadelfia, in cui s'accolgono i fanciulli a dieci anni, siano destinati alla coltivazione dei campi, o appartenenti alla borghesia ed alle classi più ricche; gli istruisce negli studj letterarj e nel modo di coltivare le terre , di formare i vivai, nell'orticoltura e nell'allevamento degli ani- mali domestici. Provveduti di falce, di ra- strello, di zappa e degli altri arnesi rurali, nella bella stagione frequentano i campi, gli orti, le stalle che circondano lo stabi- limento, e ritornati alle sale di studio fanno annotazione di quanto hanno osservalo, e così s'abituano per tempo a riflettere, a concretare i proprj pensieri ed a scrivere. Ne avviene che appena hanno terminato questa educazione, gli allievi di quel col- legio sono ritenuti capaci di dirigere le aziende agricole, d' impiegarsi nelle indu- strie e nel commercio.

Anche in Francia le scuole d'agricoltura alla Saulsaie, a Grand-Jouan ed a Grignon, istruiscono i figli dei possidenti nelle scienze fisiche, neh' orticoltura e nella botanica-, nell'economia e nella legislazione rurale, nella geodesia e nella contabilità; e dopo tre anni gli alunni escono da quegli istituti capaci di amministrare il loro patrimonio, e diffondono intorno a se i più utili si- stemi di coltivazione.

Dato l' impulso, il movimento agricolo in Francia va sempre più distendendosi. Molte società e comitati concorrono col governo a promoverc quegli studj, asse- gnando rimunerazioni e premj ai maestri che più si distinguono nel propagarli. La Società di Normandia domandò la facoltà d'istituire un corso nomade d'agricoltura nel dipartimento : varj consigli municipali appellarono il sig. prof. Du-Brouil a dare nelle loro città lezioni d'innesto e d'alle- vamento degli alberi fruttiferi , e da per tutto fu ressa ad ascoltare i suoi precetli a gara nell'applicarli. L'arcivescovo di Bor- deaux, convinto che l' istruzione e egual- mente vantaggiosa alla moralità del con-

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ladino che alla prosperità dello Stato, rac- comandò fervorosamente ai parrochi della sua diocesi che insinuassero agli istitutori di uscire di sovente ai campi insieme agli alunni per indicar loro nell'atto pratico i migliori mezzi di coltivazione.

i soli libri possono in alcun modo tener luogo delle lezioni che si appren- dono dalla viva voce del maestro dinanzi gli apparati di chimica e di fisica. Di libri se ne scrissero assai, e già da secoli, ep- pure quest'arte che è la più diffusa di tutte, per la mancanza di scuole è quella che ha meno progredito. Chi non ha mai posto piede nel gabinetto del naturalista, non saprà rendersi conto di elementi ignoti ai suoi sensi : ed il libro che ne parla gli sarà un bujo antro in cui non potrà discernere nulla, e dal quale rimoverà il passo ap- pena al limitare. I più bei trovati dei dotti rimarranno curiosità scientifiche e senza vera applicazione. Questo fatto fu com- preso in Inghilterra , e la Società Reale d'Agricoltura impiega una parte delle sue rendite all'istituzione di laboratorj per esperienze agricole, nei quali i coltivatori incapaci di farle da se, nonostante i molti precetti che trovano nei libri, possano con una tenue retribuzione far riconoscere la natura e la composizione delle loro terre, dei prodotti, dei concimi che comperano, ed avere consigli e norme concrete pei diversi casi.

All'incontro, dalla creazione delle scuole agricole e dei latifondi-modelli, i libri ed i giornali d'agronomia riceveranno tutta l'efficacia che si era proposto l'autore; e l'allievo, famigliarizzato con tutti i prin- cipj della coltivazione, saprà adattare op- portunamente le nuove invenzioni alla na- tura delle sue terre, e far suo prò degli studj degli agricoltori di tutti i paesi.

L'affetto del proprio suolo e l'umanità non s'accontentano però dell'insegnamento di quelli soli che nati in migliori condi- zioni, possono istruirsi alle scuole di città e nei convitti de' fondi-modelli. Pertanto negli istituti agrarj di Francia , si volle formare maestri da distribuire per tutto il territorio , e lo stesso beneficio potrà venire all'Italia quando si attuasse il pro- getto del sig. Reschisi.

Quale attitudine abbiano i nostri con-

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ladini per apprendere, lo dicono i nostri in- gegneri ed i proprietarj che le tante volte eb- bero a rincontrare in essi il genio che avanti si tentasse in grande scala e si riducesse a scienza, iniziò l' idraulica agricola nelle opere che abbiamo discorse, e lo ammi- rarono nella sensatezza delle viste e dei riflessi dei fattori e dei campari, i quali scelti fra i più intelligenti lavoratori, bene spesso contribuirono della propria intelli- genza a raddoppiare il patrimonio dei loro padroni. Ma prima di richiedere dippiù dal contadino, ragion vuole che sia rile- vata la sua condizione, che fra i disagi e le privazioni troppo difficilmente penetrano istruzione e progresso. Se non annoveriamo poche eccezioni, che fortunatamente da per tutto non sono sconosciute giustizia e uma- nità, ed anzi alcuni pubblici stabilimenti e coscienziosi proprietarj già introdussero patti d'affitto che guarentiscono il ben es- sere dei loro coloni contro l'avidità de'fit- tajuoli, ritornando alle generali, per nes- suna classe la società fece cosi poco come per questa. Dove una maggior sollecitu- dine per il filogello non ristaurò o non coslrusse abitazioni più ventilate e più salu- bri, là appunto dove l'opera sua è più ammi- rata, ed il suolo più produttivo, il colono na- sce sul fangoso terreno e sotto le nude tegole di fosco casolare, è nutrito di un latte cor- rotto dall'alito degli armenti che la madre respira il verno confinata nell' angolo di una stalla senz' aria e senza luce : ancor fanciullo abbandona il letto di lei per ri- posare delle precoci fatiche sullo strame dall'aperto fienile circondato dalle esala- zioni del fieno, delle risajc e delle mar- cite, dove non può curare la mondezza del corpo; beve un'aqua putridità, e lo scarso cibo e poco nutritivo appena basta per stentare la vita e continuare nel la- voro finche la troppo frequente pellagra non gli assegni un letto all' ospitale , o stremato dalle fatiche e dalle febbri non termini anzi tempo la immatura vecchiaja. per migliorare la condizione del con- tadino della bassa, è necessario di soppri- mere le risaje e le marcite. Vediamo i fìttajuoli e benestanti di quei medesimi distretti esser robusti ed arrivare a tarda vecchiezza; e la taglia tarchiata, la fiso- nomia paffuta e rubiconda delle fìttajuole

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sono in proverbio nelle nostre città per esprimere l'aspetto della più florida salute. Ma la vita laboriosa di questi è protetta da abitazioni meglio riparate o da cibi più sostanziosi (*). Che se dopo il sudato rac- colto il colono cercherà in qualche di l'e- stivo un'ora d'obblio alla sua miseria, la poca carne sdegnata dal cittadino, e il poco vino che ritempra le sue forze e gli esi- lara lo spirito, gli saranno acerbamente rimproverati da coloro stessi ai quali il suo ingegno, il suo lavoro, la sua perse- veranza, la sua miseria forniscono gli agi di una vita di mollezza e di godimenti.

a questo abbandono liniscono tutti i suoi mali; che come sentissimo il biso- gno di acquietare la nostra coscienza, si suole accusare quella classe intiera delle colpe dr pochi, troppo sconsideratamente generalizzandole, e non si sa invece com- piangerla, che diffidente per la propria inesperienza e per l' ignoranza tante volte approfittata anche da'suoi detrattori, talora si fa sospettosa e reagisce (2).

Soddisfatti i primi bisogni del contadino per farne il braccio intelligente dell'agro- nomo istrutto, si avrà ancor più grande giovamento dalle scuole agrarie e dai fondi- modelli, scegliendo fra gli allievi di questi istituti i maestri delle scuole comunali.,

(1) Vedasi nelle Notizie il valore nutritivo di varj cibi. Nell'occasione che si costruivano le strade ferrate ai due tali della Manica, si ebbe l'oppor- lunilà di confrontare il lavoro degli operaj delle due nazioni. Emerse d'assai superiore quello dell'in- glese, e la sua robustezza è attribuita al più ab- bondante uso di carne. Inoltre in Inghilterra la vita media è più lunga che in Francia, e in questa più che in Itali;», benché il nostro clima sia più salubre.

(2) Lo scrivente che un giorno attraversava una piccola terra in paese non abitalo che da coloni e poveri artigiani, allo speziale del luogo che Irovavasi seco, e che gli aveva indicata una sua casa colonica per due o tre famiglie da poco ricostruita, e poi la sua abitazione, osservò che anche, questa aveva bisogno d'essere rislaurala. Avrei rifabbricala anch'essa, ri- spose lo speziale, se non fosse prcslo cessata la maialila del (;rip. lo pure la ebbi, disse lo seri- venie, e risanai senza medicamento. Per i signori è cosi, soggiunse lo speziale, ma ai villani si fanno prendere le medicine e le si fanno pagare. Contro quest'unico fallo si possono opporre mille tratti di carità e di generosa beneficenza per parte di quelli che sono in più immedialo conlallo dei con- tadini, e perciò non vogliasi avere questo aneddolo che come un altro esempio che i vizj di pochi non devonsi generalizzare a lulla la classe.

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coll'obbligo d'insegnare oltre le materie solite anche le migliori pratiche rurali, l'avvicendamento dei prodotti, la prepara- zione dei concimi, l'innesto degli alberi, ecc. Cos'i in Francia il ministro dell' istruzione pubblica, nel 1852 istituì una commissione incaricata d'introdurre i lavori di agri- coltura nel programma delle scuole pri- marie. Si tratterebbe di scegliere maestri capaci e di somministrare loro i mezzi per prendere ad affìtto uno o due ettari di terreno da essere esclusivamente lavorato da' suoi alunni. Di mattino insegnerebbero a leggere, scrivere, a far conti, e verso sera gli inizierebbero nel lavoro dei campi, ed il' prodotto rimarrebbe all'istruttore, dapprima come premio, in seguito come onorario, al modo d'Inghilterra.

questa istituzione è nuova. Fino dal 1750 un negoziante del Debbialo fondò una scuola gratuita d'industria e d'agri- coltura, il primo, leggiamo nel Comlitu- tionnel da cui caviamo questi cenni , che risolse il grande problema dell'avvicenda- mento del lavoro manuale e degli studj elementari. Fornito di alto spinto indaga- tore, Aubert aveva rimarcato che, chiuso fra quattro pareti , l' insegnamento delle scuole primarie, di una monotonia da far morire, non inspira ai fanciulli che una profonda avversione all'applicazione, e li prepara all'infingardaggine; che le lezioni troppo prolungate offuscano l'intelletto in- vece di avvivarlo ; che le prette teorie non svegliano le disposizioni e le attitudini per le varie professioni , onde all'uscire delle scuole i giovani s'avviano per carriere che poi dovranno abbandonare. Aubert propose agli Stati di Bretagna d'instituire in quella provincia sessanta scuole di lavoro all'e- sempio di quella che egli aveva organizzala a Cresi, provvedute in guisa che ognuna potesse somministrare ai privati qualunque specie di cereali, di piante, di agnelli di pura razza pel miglioramento della lana, propagare la coltivazione del gelso e l'al- levamento del baco da seta, formare capi- operaj intelligenti, mandriani instrutti nel buon governo degli armenti. Le spese di impianto avrebbero ammontato a 100,000 franchi, e dopo cinque anni riteneva Au- bert che il solo lavoro degli alunni avrebbe bastato a continuare l' istituzione senza

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altro aggravio ili quegli Stati. Ma il suo pensiero non fu compreso, e la Bretagna è ancora povera e metà coperta di lande e macchie.

Più tardi si tentò lo stesso esperimento in Svizzera. Il Pestalozzi, nato a Zurigo nel 1746, fin da giovine si dedicò a ri- levare la sorte dei poveri fanciulli ch'egli voleva preservare dall'ozio e dal vizio con un'educazione che avesse a hase F agricol- tura. A Neuchof, a Stanz, e Yverdun fondò scuole nelle quali s'insegnava a leggere, a scrivere l'aritmetica, e si alternavano gli studj teoretici coi lavori manuali. Gli alunni apprendevano le nozioni elementari d'agro- nomia, l'allevamento del bestiame e l'in- dustria rurale : erano alloggiati , vestiti , nutriti come coloni, e per isviluppare in essi la facoltà delle iniziative s'affidava loro successivamente la direzione dei varj ser- vizj del podere.

I mezzi finanziari rimasero inferiori al- l'animo generoso del Pestalozzi; ma ridotto povero, questo filantropo ebbe almeno il conforto che non aveva confortato l'agonia di Auberl, di vedere prima di morire raffermata la sua istituzione.

Presso Berna, Fellenberg, dopo avere nel 1806 creato l' istituto agronomico di Hofwyl , vi uni una scuola gratuita per i poveri fanciulli. La difficoltà era di trovare chi sapesse instruirli e dirigerne i lavori agricoli. Se ne assunse l'incarico l'inge- gnoso Wehrli, e per ventiquattro anni di- resse quella scuola con tanto profitto della Svizzera, che il suo nome è rimasto a tutti gli asili agricoli della repubblica.

In Prussia i maestri di scuola fanno professione del taglio e dell' innesto dei frutti, insegnano l'economia rurale e il go- verno degli armenti, e sono assistiti dagli alunni neh' allevamento dei bachi da seta.

II sig. Cruttcnden, maestro di scuola in un villaggio del Kentshire iscriveva nel 1842: « Ho venti alunni, ai quali dalle nove alle dodici della mattina insegno a leggere , a scrivere, a far conti ed il ca- techismo sotto la sorveglianza del parroco, ed essi mi corrispondono 10 centesimi per settimana e tre ore di lavoro per giorno dalle due alle cinque dopo mezzodì. Ncppur uno si allontanò scontento dalla mia scuola, ed ho la compiacenza di vederli aiutarmi colla

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miglior volontà nel lavoro del mio campo. Il fondo che coltivo ò di due ettari (per- tiche milanesi due e mezza, circa), per il quale pago 375 franchi di fìtto, e per la casa che ìio a pigione, franchi 250, in tutto franchi 62o all'' anno. Non ho prati pascoli e tuttavia nutro tre vacche, una giovenca ed un vitello. Pascendoli nella stalla posso alimentare il doppio d'animali che se pascolassero in campagna ». L'anno dopo che fu di grande arsura, il sig. Crut- tenden scriveva che ciò non ostante, ì due ettari di terra gli avevano dato, oltre il fìtto e la pigione, P alimento ed il vestilo perse, per la moglie e per quattro figli, anche un avanzo di mille franchi.

Riconosciuta l'utilità d'impiegare le forze perdute degli alunni a profitto dell'agri- coltura, lo spirito pratico che distingue l'inglese doveva condurre l'idea fino alle ultime sue conseguenze. Un comune presso Willingdon aveva a carico un invalido con moglie e sette figli, pei quali pagava all'o- spizio di Eastbourne in cui vivevano, l'an- nua pensione di 1800 franchi. Un pro- prietario della parrocchia che aveva vi- sitato la scuola di Cruttenden, propose al comune che prendesse ad affitto una casa e due ettari di terra e vi collocasse l'in- valido in qualità di maestro di scuola. D' allora questi e la sua famiglia non fu- rono più a carico del comune: campano abbastanza bene tutti nove ed anche fanno qualche avanzo.

Poiché gli istituti agricoli non potranno essere frequentati dai figli del contadino, scuole come queste che abbiamo accen- nate della Svizzera e dell'Inghilterra ponno facilmente attuarsi in qualunque villaggio. Non vi ha forse un solo comune in cui non si trovino alcune tavole di terreno incolto, una brughiera, una strada abban- donata, che non si possano dissodare e ri- durre a campo, ad orto, ad albereto, che gli alunni coltiverebbero nelle ore di ricrea- zione, diretti dal maestro che gli istrui- rebbe nelle più razionali pratiche agricole e dal loro lavoro trarrebbe il compenso delle sue lezioni, ed in poco tempo anche un profitto che solleverebbe il comune di ogni corrisponsione. E perchè, come assai di frequente avvicn delle cose meno co- muni, alcuno non creda quest'idea un' u-

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topia, la correderemo di un esempio di fatto tolto alla biografia di un nostro ita- liano. Nella vita di so stesso che l'abate Denina inserì nella sua opera La Prusse Httéraire sous Frederic II, lasciò scritto : « J'appris les élémens de la langue latine » d'un maitre d'école qui avoit si bien cul- » tivé quelques toises d'un rocher attenant » à son habitation, que le produit auroit » suffì à l'entreticn d'une petite famille. » Avant lui ce rocher ne rapportoit pas » de quoi nourrirun moineau. J' ai ce- » pendant vu le cure du lieu imiter le » maitre d'école, et tirer un aussi bon » parti d'un coin de roc qui rapportoit » par an autant que le fonds lui avoit » coùté en l'achetant ».

L'attuazione delle scuole agricole e di estesi fondi-modelli, la diffusione dell' in- segnamento per mezzo delle scuole co- munali, crediamo siano le condizioni senza le quali le nostre terre non potranno mai raggiungere la massima quantità e la mi- glior qualità di prodotti colle minori spese. Conseguenza ne verrà l'aumento della po- polazione della campagna che in alcuni distretti, anche di Lombardia, è scarsa, ed il suo miglioramento morale. Il suo ben essere si comunicherà alle classi cittadine, e quelle istituzioni inaugureranno una nuova epoca di prosperità e di grandezza.

Intanto la Redazione del Giornale del- l'' Ingegnere e dell' Agronomo continuerà a raccogliere memorie originali e straniere, delle novità e dei perfezionamenti nelle varie coltivazioni. Il distinto grado d'istruzione delle persone alle quali esso è destinato, saprà applicarli al nostro suolo che tanto grato corrisponde alle cure di chi lo lavora con intelligenza e con perseveranza. In Francia, ed in Inghilterra massimamente.

ARCHITETTO ED AGRONOMO

protetta dai governi e dalle società agrarie, l'agricoltura prese in questi ultimi anni un incremento, che ad onta della predi- lezione del nostro sole, siamo minacciati che l'arte prenda sulla natura il solo primo posto che ancora non ci è contestato, se noi non approfitteremo degli studj e degli esperimenti che si intraprendono altrove.

però trascureremo le arti mecca- niche, più incoraggiati che mai dal pro- gresso che assunsero fra noi. Quale atti- tudine abbia anche in esse il nostro popolo, lo indicano le principali officine che da pochi anni fondate e quasi esclusivamente condotte coli' opera dei nostri, ci promet- tono non lontana la nostra indipendenza dalle fabbriche straniere. Oltre alcune in- dustrie di largo impianto , nella passata Esposizione di Milano ebbimo ad ammirare la perfetta esecuzione delle macchine del- l'Elvetica; e la grandiosa officina dall'I. R. Strada Ferrata Lombardo-Veneto annessa alla Stazione di Verona , sotto l' esperta direzione dell'Ingegnere sig. Cappelletto, non solo seppe, appena creata, rifondere qualunque parte di locomotive, ma dopo qualche anno anche costruirne intiera- mente di nuove e tali da non lasciare nulla desiderare al confronto delle migliori straniere.

Neppure dimenticheremo l'architettura civile ed idraulica, la nuova scienza delle strade ferrate, quella dei canali di navi- gazione, l'arte del capo-mastro e le pro- prietà dei materiali di costruzione e la carpenteria, Te quistioni sui combustibili, i processi d'illuminazione, le principali innovazioni nella telegrafia , infine tutto quanto ha rapporto alla scienza dell'In- gegnere architetto e dell'agronomo.

I. L. V.

MEMORIE ORIGINALI.

Cenno Illustrativo dciri. R. Strada Ferrata da Verona a toccagli© , aperta al pubblico esercizio il giorno 22 aprile 1854.

(Vedi le (avole 1 alla 7.)

Andamento topografico ed altimetrico della linea.

l.° Linea da Verona a Desenzano.

Si dirama questa strada ferrala in curva dalla linea per Mantova presso il Forte Wralislaw ad un kiloraelro dalla Stazione di Porta Nuova di Verona , e corre lungo il ciglione della bassa di S. Lucia lino al punto ove ha origine la Strada Ferrata Veneto-Tirolese ora in costruzione , ed indi retta prosegue fino alla Valle di Sona, il cui piano, alto sopra la sua origine a Verona metri 42, viene raggiunto con va- rie modiche salite non mai maggiori del 5 per mille, posando sopra sodo terreno ghiajoso.

A questa valle ivi si offre opportuno varco attraverso la cinta di Colli che cir- colarmente si protende dall' Adige alla Volta Mantovana, a Lonato ed oltre fino in Tirolo. In detto varco giace la Stazione di Sommacampagna , da dove per altri successivi intervalli attraverso ad altre mi- nori catene di colline giunge a S. Giorgio in Salici, spaccando quell'altura con due tratti di trincea ( presidiati da muri di sostegno), la cui massima profondità giunge a metri 24,00; e soltanto sotto il vertice, presso cui giace il caseggiato, venne ese- guita a perforamento un galleria lunga ap- pena metri 62, 50. Dalla detta trincea fino a Peschiera fu rinvenuto , dopo diversi tentativi, un terreno le cui frequenti on- dulazioni sono disposte in declivio uni-

forme, cosicché adequando le depressioni colla materia levata dalle alterne promi- nenze, risultò una discesa continua del 5,60 per 00/00, quasi totalmente retta a partire dalle Nove a levante di S. Giorgio, ov'è il piano culminante, alto sul punto di partenza metri 56, e da esso distante kilomelri 13 i/s.

Le stazioni di Castelnovo e di Peschiera stanno Puna sul detto pendio, l'altra ol- tre l'estremo del medesimo, sopra un piano orizzontale elevato dal detto punto di par- tenza metri 12,00. Prima di quest'ultima e dopo della medesima venne conciliato cor riguardi alle condizioni altimetriche divergenti delle fortificazioni di Peschiera un sistema di Ire curve a flesso contrario, che gira tra la Fortezza ed i suoi forti esterni , attraversando il fiume Mincio e costituendo una nuova linea di difesa. Ab- bandonato il raggio fortilizio, dopo una breve salita del 5 per ou/00 , discende di nuovo al detto piano e va retta ed oriz- zontale fino alla stazione di Pozzolengo, verso il qual paese appunto si piega onde cogliere un terreno più alto, su cui diri- gere poi la linea senza altre inflessioni lungo i colli di S. Zeno e delle Residenze fino alla stazione di Desenzano, con pen- denze del 2 % del 5 e del 6 per 00/00, es- sendo la stazione di Desenzano alta sul ripetuto punto di partenza metri 51,00: e distante da esso kilometri 35 1/2.

Il tratto di terreno attraversato dalla linea da Peschiera al colle di S. Zeno, denominato la Lugana, presentò diverse anomalie nelle fisiche sue qualità, e delle gravi difficoltà che si dovettero superare a forza d'insistenza, come si accennerà in appresso per ciò che si riferisce al La- ghetto di Peschiera, al Feniletto ed al Venga.

2.° Linea da Desenzano a Brescia.

La Stazione di Desenzano è collocala sul vertice del colle delle Residenze, alta sulla massima piena del lago di Garda metri 50. Quest'altezza si è dovuta con replicati studj raggiungere, onde rendere poi possibile una Stazione fra i colli di Lonato ( la cui altezza , che corrisponde al punto culminante di tutta la linea , è di metri 90, 47 sul punto all'origine presso il Forte Wratislavv), senza ricorrere a pendenze maggiori del 10 per 00/00, come si è conseguito infatti, adottando una sola curva, ed il viadotto sulla valle di Rio- freddo presso Desenzano (di cui si dirà più sotto), trincee di moderata profondità ed una galleria di soli metri 224 a le- vante della Stazione di Lonato. Le trin- cee prima e dopo la detta galleria hanno muri di rivestimento, e la stazione circonda il borgo di Lonato a mezzogiorno, ove fra le colline si offre una valletta al giusto livello della Strada Ferrata.

Da Lonato corre questa rettilinea fino a Ponte S. Marco ed in discesa: indi con due inflessioni opposte laterali al fiume Chiese, lo varca normalmente in una sua svolta, con livelletta orizzontale, ed all'al- tezza di metri 73 circa sul principio della linea. A sinistra del Chiese sta la Sta- zione di Ponte S. Marco.

Dopo la curva a destra del medesimo si procede alla Stazione di Rrescia con mitissime pendenze non mai superiori al 4 per 00/00, e con due sole inflessioni con- trarie, Tuna tra S. Eufemia e Rrescia e l'altra a levante di quella Stazione, ta- gliando con piccola trincea il colle di Ci- liverghe. A metà circa dell'estesa di questo tronco si eresse la Stazione di Rezzalo. La linea fu condotta a toccare l'unghia dei Ronchi di Rrescia, onde eliminare in gran parte la sinuosità e conseguente con- tropendenza cagionata dalla valle del tor- rente Garza e del Naviglio che si attra- versano ai cigli della Regia Postale per Mantova. L'imo punto di questa contro- pendenza è inferiore al piano orizzontale della Stazione di Rrescia di metri 9,80: mentre il detto piano della Stazione sta

GIORNALE DELL' INGEGNERE

sopra il punto di partenza della linea me- tri 72,43.

La Stazione dista dalla porta di S. Na- zaro di Rrescia soli metri 250; e la lun- ghezza complessiva della strada fin qui descritta e di kiiometri 03, 81040. Il ter- reno attraversato da Desenzano a Rrescia è generalmente ghiajoso, ed irrigatorio da Lonalo a Rrescia.

3.° Linea da Brescia a Coccaglio.

Il terreno che si estende da Rrescia a Coccaglio presenta anomalie altiraetriche che non si potevano economicamente su- perare che coli' andamento della linea , quale fu dopo diversi studj di confronto detcrminata, in modo di correggere colla pendenza generale dal suolo lombardo, in discesa dal nord al sud , le forti pen- denze accidentali e lungamente protratte dall' est all' ovest e viceversa , trovando cioè quelle risultanti diagonali che offri- vano le più modiche pendenze con insi- gnificanti movimenti di terra. Infatti il ter- reno dal fiume Mella discende fortemente fino al torrente Gandovcre. epperciò ivi la linea piega verso il nord fino a rag- giungere la Regia Postale Lombardo-Ve- netaf indi riascende rapidamente dal Gan- dovere ad Ospitalelto , causa per cui la linea ripiega verso il sud fra Ospitaletto e Travagliato. Con questo sistema si ot- tennero livellette generalmente non mag- giori del 3, e solo talvolta del 4 per 00/0Q> ed un movimento di terra in volume mi- nore della metà di quanto importavano studj precedenti.

Il Molla si varca a metri 2,72 sotto il. piano della Stazione di Rrescia. Ha luogo una Stazione ad Ospitaletto all'altezza di metri 18,29 ed altra a Coccaglio di me- tri 21,78 sopra il detto piano della Sta- zione di Rrescia. La terra è ghiajosa, ed il territorio attraversato quasi totalmente irriguo. La lunghezza del Tronco Rrescia Coccaolio è tli kiiometri 19,00301; ed in complesso dal Forte Wralislaw a Coccaglio vi sono kiiometri 82,87341.

Il prospetto allegato A denota pei sin- goli nominati Troncbi la loro composizione di rettilinei e curve, ed il prospetto al- lenato B denota il sistema delle livellette

ARCHITETTO ED AGRONOMO

Difficoltà' occousl<: e superate nei movimenti ih terra.

1. Da Verona a Desenzano.

a) Alla Trincea di S. Giorgio in Salici. Quivi oltre le trincee già prescritte, con- venne sostituire una trincea a parte della galleria che in progetto crasi ideata della lunghezza di metri 200, in causa delle copiose acque che rendevano estremamente difficile, dispendioso e pericoloso il lavoro sotterraneo degli escavi e de'presidj per la costruzione della volta e dei piedritti della galleria, specialmente verso l'estremo di levante, ove per la pendenza non pote- vasi ottenere uno scolo naturale; ed il fondo era fracida torba, mista a mobilis- sima argilla deliquescente.

Il livello del pelo d'acqua dei pozzi del- l'attiguo e soprastante paese di S. Giorgio era dieci metri più elevato del piano car- reggiabile della galleria : epperciò anche la sostituita trincea non poteva andar esente da peripezie; mentre l'acqua de' pozzi fil- trando per sottili strati di sabbia frapposti a quelli d'argilla e di torba, che si erano resi scorrevoli l' un sopra l'altro, ingene- rarono considerevoli frane, le quali furono poi vinte con grosse murature di sostegno, incominciandosi agli estremi delle singole frane, e procedendosi verso il centro di esse, come suolsi praticare nel dare la strella alle rotte de' fiumi: talmente liquida era la materia che ne scorreva ad ingom- brare la sede stradale. Superiormente alle murature furono eseguite scarpe rivestite di fascinaggi. con posteriori ciottoli e stra- tificazioni di zolle erbose e gramigna.

E perchè fosse tolto ogni dubbio che anche nelle altre parti delle trincee di S. Giorgio si manifestassero simili frane, la scarpa saliente dell'I per 1, ch'era stata prescritta da principio sopra le mu- rature di rivestimento, venne divisa a metà altezza con una banchina, e fatta dell'I i}k per 1 = la parte superiore, con pianta- gioni, e la parte inferiore rivestita, come sopra, con ciottoli, piote erbose, ecc.

b) Nella Lugana e specialmente nelle seguenti località:

= Al laghetto di Peschiera, ove per un

Voi. 111.

tratto di 80 e più metri di strada s'in- contrò una torbaja profonda circa metri 12. Quivi si apersero due fosse laterali, ove fu- rono eseguiti due casseri con palafitti e riem- pimenti di pietrame, onde contenere pos- sibilmente la terra, che si derivava dalle vicine trincee e da un promontorio pros- simo alla Zanetta, e che mano mano si spro- fondava scacciando la materia liquida e molle che in parte sollevava manifesta- mente le campagne adjacenti. Su queste fu opportuno estendere grandi banche di terra sporgenti dall'argine, onde aumen- tarne la base. Dopo due anni di continuato ed intenso lavoro, il fondo si rese immo- bile e l'argine potè raggiungere il prescritto livello alto sul piano circa metri 8,00. = Al Feniletto , il fondo naturale , non esposto al contatto dell'aria e del- l'acqua, è argilla mista a calce talmente compatta da pesare perfino duemila e due- cento chilogrammi il metro cubo, e da distinguersi assai difficilmente dalla pietra. Esposto invece lungamente all'azione del- l'aria e dell'acqua si liquefa con efferve- scenza e scorre semiliquido. Già da un anno dalla sua costruzione slava immobile l'argine del Feniletto, alto sulla campagna adjacente circa metri 9; ma le grandi piogge della primavera 1853 cominciarono a discioglierlo: e ad onta dell'immediato tombamento delle laterali cave e della loro riduzione a coltivo, e formazione di ban- che laterali all'argine, durante le non in- terrotte piogge dell'estate successiva e del- l'autunno, desso continuava a scorrere dai fianchi, seco trascinando anche la terra vegetale di riempimento delle cave. Sola- mente allorché si è potuto formare tor- tuosamente un armamento provvisorio, onde col mezzo delle locomotive traspor- tare da Castelnovo e da S. Zeno sul luogo, da una parte grandi e numerosi treni di ghiaja e pietre, dall'altra di sabbia, si co- minciarono ad ottenere parziali riposi. Ma l'espediente definitivo, che consolidò e rese praticabile la strada, fu quello di allargare la sede stradale fino a metri 12, e di am- massare accanto all'armamento due gran cumuli di pietre, i quali mano mano che s' incassavano scomparendo nel rilevalo, venivano rimessi, finché col loro primo strato raggiunto il fondo vergine, poterono

Lualio 1855.

'2

|Q GIORNALE DELL

costituire come duo muri a secco sepolti , nell'argine, e rifiancati dalla terra, che ne t'orma le scarpe, da per se dispostesi in dolce declivio.

La base della terra costituente l'argine di Feniletto domina eziandio nell'altre parti della Lugana, sebbene possa giudi- carsi alquanto migliore; e ne fece prova specialmente l'argine allo scolo Scrmana, quello tra FenileUo e la stazione di Poz- zolengo, ed alla Refìnella, dove si mani- festarono diverse frane, e screpolature lon- gitudinali nell'argine, che furono risarcite con ghiaja, ciottoli e strati di terra ve- getabile alternati.

= Al fiumicello Venga presso S. Zeno si incontrarono non minori ostacoli, laddove il fondo a qualche profondità è in gene- rale di sottile e mobilissima sabbia azzurra, basato sopra uno strato d'argilla impermea- bile, disposto in piano inclinato verso tra- montana. La parte superficiale è sabbia giallognola, ossia mista ad argilla.

Quest'ultima materia fu impiegata per la formazione dell' argine in altezza di circa metri 15 e vi riesci opportuna. Se non che giunto l'argine presso il suo com- pimento e resasi più pesante la materia componente per le continuate piogge, che vi filtrarono, succedeva lo squilibrio fra il semiliquido sostenente ed il sostenuto, e quindi scoscendendosi la metà dell'argine a nord, si sprofondava in gran parte in quello, con sollevamento dei fondi laterali e specialmente del letto delle cave che avevano somministrata le materia di co- struzione. Il letto del fiumicello Venga ch'era incassato fra le sponde di quasi metri 2, si era alzato a guisa d'argine di altrettanto sulle sponde medesime.

Anche in questa località il miglior ri- medio, che si trovò del caso, fu in primo luogo l'imbonimento delle cave con terra vegetabile e la loro riduzione a coltivo, onde caricarne il fondo e metterlo in asciutto; indi la formazione di una grande banca lungo il fianco di tramontana del- l'argine, sìcchè ne fosse fortemente au- mentata la base in confronto dell'altezza e del peso dello stesso, e col rifare la parte franata con isperoni interni di ciottoli e ghiaja trasportati perfino dalla trincea di 'tonato con locomotive; con che l'argine

/ingegnere

restasse rifiancato e l'acqua di pioggia, raccogliendosi in essi speroni, venisse por- tata a fossetti sotterranei riempiuti di ciot- toli lungo l'argine stesso e scaricanti negli scoli attigui. Con tal provvedimento non ebbesi più ulteriormente alcun dissesto.

2.° Da Desenzano a Brescia.

a) A levante del viadotto di Desenzano l'argine è disposto sopra un piano forte- mente inclinato verso ponente, e formato di terreno affatto simile a quello anzidescritto di Lugana a Feniletto. Assai difficilmente si rompe e si collega per comporre una diga compatta allorché è asciutto; imbevuto di acqua si rende invece semiliquido e scorre sforzando ogni ostacolo. Qui l'argine alto metri 23 minacciava frane ai lati, ma si è potuto contenerlo con presidj di muro a secco all'unghia. Durante però il suo costipamento arrecò danno alle vicine opere del viadotto, esercitando una incalcolabile spinta contro la sua spalla orientale e le ali di sostegno delle scarpe, che quantun- que presentassero in base la grossezza perfino di metri 17,50, furono spostate. La potenza di tale spinta, i cui limiti assai difficilmente si avrebbero potuto preve- dere, indusse ad adottare il ripiego, di cui più sotto si fa speciale menzione, di ot- turare con muratura il primo arco del viadotto, attiguo alla spalla, e di affrontare alle ali secondanti le scarpe due quarti di cono formati di materia più scelta pro- veniente nella maggior parte fino dalla trincea di Lonato. In generale tutta la valle di Riofreddo, sulla quale fu eretto l'accennato edificio, si presentò malagevole, sia per le suddette sfavorevoli condizioni e specialmente per un forte banco di torba, che si scoperse al luogo della fondazione delle quattro pile di mezzo.

b) Alla trincea di Lonato profonda da metri 8 a 12, per le copiose filtrazioni rinvenute, s' incontrarono in parte le diffi- coltà superale a S. Giorgio, anche per ri- guardo ai muri di sostegno.

e) A Ciliverghe l'escavo della trincea nel colle si è eseguito in parte nella roccia; ma il lavoro procedette colla maggiore regolarità.

ARCHITETTO

3.° Da Brescia a Coccaglio.

In questo tronco, stante la bontà del fondo, generalmente ghiajoso[, e le tenui altezze dell'argine, senza trincee, nessuna circostanza merita particolare menzione.

MANUFATTI E SPECIALI LORO DIFFICOLTA' d' ESECUZIONE.

1.° Da Verona a Desenzano.

Tra grandi e piccoli manufatti at- traverso alla strada ferrata se ne con- tano N. 120

oltre i manufatti esterni, di circa j 80

Totale N. 200

Tra questi sono compresi i seguenti principali:

a) Diversi cavalcavia e sottopassaggi, tra cui quelli pella postale Lombardo-Veneta ; il primo a Cavalcasene, lungo metri 55, 60, sotto il quale a foggia di galleria passa obbli- quamente la strada ferrata, e l'altro mi- nore a Peschiera che sostiene invece la ferrata.

b) La galleria di S. Giorgio lunga me- tri 62,50, di luce larga metri 8,40 ed alta metri 7,50. La sezione è ad arco circolare a tre centri compresi i piedritti, grosso metri 1, con volta rovescia al piede.

e) Il ponte sul fiume Mincio, che segue la curva della strada ferrata volgente la sua concavità verso la fortezza di Peschiera. Ha la lunghezza sviluppata di metri 195 e descrive in pianta una linea spezzata a cinque lati, ciascuno de' quali comprende un arco a segmento circolare, la cui proie- zione orizzontale è un rettangolo, ed ha la luce di metri 22, 25 di corda, e di me- tri 3, 75 di saetta.

Le pile sono più larghe sotto corrente che non sopra, ossia da metri 4, 42 a me- tri 4,08: giacche in esse è raccolta tutta